lunedì 22 dicembre 2014

Gli amici non hanno segreti - Teatro de' Servi (Roma)

Ilaria Guidantoni Domenica, 21 Dicembre 2014

Dal 16 dicembre al 4 gennaio. Il titolo traccia lo spirito ironico, pungente e a tratti graffiante di questa commedia, giocosa e con qualche livido ad un tempo: riformulato con una domanda, la risposta sarebbe certamente negativa. I segreti ci sono eccome, soprattutto quelli inconfessabili a noi stessi. Ognuno ne ha, anche con il proprio inconscio e con ogni amore che si rispetti. L’importante è comunque confessarli, prima o poi. Antonello Costa porta in scena - con Gianpiero Perone, Giuseppe Cantore e le tre effervescenti presenze femminili di Laura De Marchi, Claudia Ferri e Annalisa Costa - una commedia goliardica nella quale anche gli attori si divertono, un inno divertito all'amicizia e all’amore, declinati come ‘malattie inguaribilmente umane’.

GRPT presenta
Antonello Costa, Gianpiero Perone e Giuseppe Cantore in
GLI AMICI NON HANNO SEGRETI
una commedia di Antonello Costa e Gianluca Irti
con Laura De Marchi, Claudia Ferri e Annalisa Costa
regia di Antonello e Annalisa Costa
foto di scena Fabrizio Frigerio
scenografia Maurizio Stanco e Luna Proietti
audio e luci Martin Taurisano

La commedia è un canto all’imperfezione, all’accettazione di sé e soprattutto un invito ad accogliere gli altri con tutti i loro limiti, soprattutto le debolezze che li rendono infedeli, prima di tutto a loro stessi. Una lezione di tolleranza e di allegria, un pensiero all’amicizia che resta il vero valore della vita, non quella ideale ma quella reale. Una storia di tutti i giorni per certi versi strampalata, che proprio per questo è insieme autenticamente ilare e realista.

Questa irreverente commedia, con tutti gli ingredienti classici di un gioco degli equivoci, di un lieto fine, di tradimenti e riappacificazioni, del precariato della vita di oggi, si fonda su una semplice domanda: diciamo tutti la verità? O abbiamo sempre qualche bugia, segreto od omissione da confessare, anche alle persone più importanti?

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"Una storia sociale del Jazz" di Gildo De Stefano

Scritto da  Redazione Cultura Venerdì, 19 Dicembre 2014

Per l'ultimo libro del noto musicologo Gildo De Stefano si è scomodato addirittura uno dei più autorevoli pensatori (se non il più grande a dire del web) ed emerito sociologo pluri-insignito del pianeta, Zygmunt Bauman, che nei suoi ultimi lavori ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida.

Scrive il pensatore di Leeds: “Quando De Stefano mi ha proposto di redigere qualche riga per introdurre questo suo saggio sociologico sulla musica jazz”, “adducendo che - nonostante l'argomento apparentemente 'leggero' - altri illustri studiosi in passato, quali il mio compianto amico Eric J. Hobsbawm, si erano interessati ad esso, ho chiarito all'autore che, a differenza di me, l'amico Hobsbawm aveva speso migliaia di ore ascoltando dischi di jazz e migliaia di notti trascorse nei jazz-club, acquisendo incomparabilmente una cospicua cultura jazzistica forse superiore alla maggior parte di musicologi e critici musicali che sono in giro. Certamente Hobsbawm amava, sentiva, e capiva di jazz in modo più intenso di tutti (o quasi) questi messi assieme. Ahimè, se paragonato a lui raggiungerei a stento la sua caviglia. Insomma, avevo riferito a De Stefano che non ero all'altezza del compito e, scegliendo la mia introduzione per il suo libro, gli avrei fatto più danni che benefici. Tuttavia, constatando la pervicace e coinvolgente passione musicale di questo sociologo italiano, nonché le sue opere saggistiche di stampo musicologico, ho cercato di rintracciare nei miei scritti, qualcosa che potesse essere utile alla sua causa”.

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martedì 16 dicembre 2014

Premio Virginia Reiter, decima edizione - Teatro Argentina (Roma)

Ilaria Guidantoni, Domenica 14 Dicembre 2014

Una bella idea, un appuntamento importante per la Capitale per rilanciare il teatro, una serata surreale dove se i premi sono un’occasione di promozione, questa volta non è purtroppo stata raccolta a dovere. Non per le premiate, quanto per la regia e la manifestazione. Miglior attrice italiana under 35 Licia Lanera, esponente di spicco del nuovo teatro, indubbiamente capace, versatile nella prova del suo monologo su una storia di violenza di coppia. Miglior attrice straniera Katharina Schüttler, garbata e attenta nel suo racconto personale che esalta l’amore per il teatro come il mondo del possibile nato da un’immagine di Lucca. Omaggio alla carriera per Piera Degli Esposti, decana del nostro teatro, personaggio irruente e mattatrice della scena. Purtroppo anche negli intermezzi, fatta eccezione per la prestazione canora misurata di Cristina Zavalloni, un inno alla volgarità, tra parolacce, battute di poco gusto ed ammiccamenti di basso livello che il pubblico sembra gradire. Senza una vera e propria regia di presentazione. Una visione triste del nostro teatro, certamente una rappresentazione realistica della società italiana, indubbiamente molto lontana dall’idea greca del popolo che si educa a teatro ma anche dal sano divertimento dei Romani.

PREMIO VIRGINIA REITER
l’ambito riconoscimento per giovani attrici italiane under 35
in ricordo di una delle più grandi interpreti della scena italiana tra Ottocento e Novecento

Il Teatro Argentina di Roma ospita per la prima volta il Premio Virginia Reiter, l’ambito riconoscimento giunto alla decima edizione che omaggia la grande interprete modenese dell’Otto-Novecento attraverso la premiazione di una tra le giovani attrici italiane dell’ultima stagione teatrale. E’ dedicato infatti a Virginia Reiter, protagonista del teatro shakespeariano e del repertorio italiano contemporaneo. Premiata per l’edizione 2014 come miglior attrice italiana under 35 è stata Licia Lanera; finaliste Irene Russolillo e “le ragazze di Punta Corsara” Giuseppina Cervizzi e Valeria Pollice. La giuria, presieduta da Sergio Zavoli, è stata composta da Gianfranco Capitta, Rodolfo di Giammarco, Maria Grazia Gregori e Ennio Chiodi.

La manifestazione, che si è aperta con il saluto del Direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi, è stata affidata alla conduzione di Laura Marinoni e Maddalena Crippa - madrina in bianco trattandosi della sua “prima volta”, ha dichiarato, in questo ruolo - con l’intervento musicale di Cristina Zavalloni. Quest’ultima, una voce delicata, elegante, anche senza una grande potenza, ha cantato tra l’altro “Il gelsomino”, una canzone cipriota e un brano brasiliano, rivisitato con il ritmo delle mani.

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Tiziana Foschi: debutto a Roma con “Lettere di Oppio”, il nuovo testo di Antonio Pisu

Ilaria Guidantoni, Giovedì 11 Dicembre 2014

Tiziana Foschi torna in teatro con il nuovo testo del giovane autore Antonio Pisu “Lettere di Oppio”, che debutta a Roma dal 9 al 14 dicembre al Cometa Off. Attrice estremamente versatile, Tiziana Foschi qui nelle vesti della protagonista, la signora Wellington, spazia dal comico al drammatico, dando corpo a una donna particolarmente intensa. Il testo di Antonio Pisu ci accompagna in un’epoca affascinante, parlandoci di dinamiche tra esseri umani eterne nel tempo. Una storia sempre attuale, narrata con taglio moderno, che fa divertire, riflettere e appassionare. Accanto a Tiziana Foschi sul palco troviamo l’autore Antonio Pisu, nei panni del giovane maggiordomo.

Partiamo dal testo: com'è caduta la scelta su questo testo e qual è la metafora dell'oppio in quel contesto?
L'argomento è solleticante nella letteratura e citato spesso in quel periodo, da Baudelaire a Verlaine e la sua fée verte, che in effetti era l’assenzio in concentrazioni quasi allucinogene, fino ovviamente a De Quincey e alle sue "Confessioni di un fumatore d’oppio".

Per quanto riguarda questa prima domanda, credo sia più esplicativa una risposta dell’autore Antonio Pisu, secondo il quale "la scelta della parola oppio rimanda al periodo in cui è ambientata la pièce. La guerra dell'oppio, durata quasi vent'anni tra Inghilterra e Cina, fa da sfondo a una vicenda che coinvolge una nobildonna inglese e il suo maggiordomo (a sua volta oppiomane). Secondo me è un'immagine potente il fatto che più di cent'anni fa due super potenze mondiali combattessero per il monopolio commerciale di quella che oggi è considerata una droga. Oggi lo fanno per il petrolio ma poco cambia; entrambe infatti sono risorse di cui l'uomo usufruisce".
Quando qualche mese fa ho letto questo testo ho avuto un vero colpo di fulmine. Da tempo cercavo una storia che il pubblico potesse sintetizzare nella parola “deliziosa” ed è proprio questa parola che ripetono i commenti dei più all’uscita del teatro o il mattino dopo sui social network.
Nell’Ottocento a Londra frequentare le “oppierie” era abitudine diffusa e quando l’oppio entra attivamente anche nella storia tra il maggiordomo e la signora borghese, saltano tutti i riti formali propri della loro differenza di classe sociale, di uomo-donna, di età. L’oppio dà la possibilità a questa storia di insinuare verità nascoste e il tema costante della solitudine che attraversa tutta la commedia; tutto ciò con grande ironia e molto divertimento per il pubblico.

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Aggiungi un posto a tavola - Auditorium della Conciliazione (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 07 Dicembre 2014

Dal 2 all'8 dicembre. Un musical originale che smentisce l’idea che questo genere di spettacolo sia solo di matrice anglosassone. Noto per l’inizio che è poi anche la conclusione, un refrain diventato quasi un modo di dire, dietro l’aria scanzonata cela l’impegno della metà degli Anni Settanta, per certi versi precursore di battaglie sociali e civili. E’ un inno alla libertà del cuore e alla consapevolezza delle scelte, oltre i precetti e i pregiudizi da entrambe le parti, una par condicio ante litteram, singolare. Lo spettacolo, che nella versione attuale presenta qualche attualizzazione, privilegia l’interpretazione e la musica - interamente cantata dal vivo - rispetto alla macchina scenica che a volte domina con lo sfavillio questo genere teatrale. Animato da un grande ritmo coinvolge senza mai far accusare la stanchezza dimostrando la modernità del musical, che spesso ci appare datato. La regia interpreta la migliore tradizione della commedia all’italiana, che con il sorriso racconta problemi e crucci, vizi e drammi della società. Resta infine una lode al potere della musica e dell’arte.

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
40° ANNIVERSARIO
commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Iaia Fiastri
liberamente ispirata a After me the deluge di David Forrest
musiche di Armando Trovajoli
coreografie originali di Gino Landi
regia e coreografie riprodotte da Fabrizio Angelini
scene Gabriele Moreschi
direzione musicale Gabriele De Guglielmo
costumi Maria Sabato
la scenografia realizzata dal laboratorio “Chiedi scena” di Filippo Iezzi è liberamente ispirata all’originale di Giulio Coltellacci

Interpreti e personaggi principali
Gabriele De Guglielmo - Don Silvestro
Carolina Ciampoli - Clementina
Gaetano Cespa - Toto
Serena Segoloni - Ortensia
Simona Patitucci - Consolazione
Fabrizio Angelini - Sindaco Crispino
e la partecipazione straordinaria di Enzo Garinei nel ruolo del Sindaco Crispino nelle date romane

Quarant’anni e non li dimostra, sia per la freschezza musicale sia per la regia che ha attualizzato alcuni passaggi. Dopo il grande successo della stagione 2013-2014, la Compagnia dell’Alba, in co-produzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, porta nuovamente in scena la commedia musicale italiana più famosa al mondo, "Aggiungi un posto a tavola", scritta da Garinei e Giovannini con Iaia Fiastri nel 1974, con le musiche di Armando Trovajoli, attraverso una tournée che è partita dalla metà di novembre 2014 e, fino a febbraio 2015, toccherà importanti città italiane tra cui: Genova (Teatro Politeama) dal 21 al 23 novembre, Torino (Teatro Alfieri) dal 25 al 30 novembre, Roma (Auditorium Conciliazione) dal 2 all’8 dicembre, Mestre (Teatro Toniolo) dal 26 al 28 dicembre, Imola (Imola Teatro) dal 31 dicembre al 6 gennaio, Bologna (Teatro Duse) dal 16 al 18 gennaio, Trieste (Teatro Rossetti) dal 5 all’8 febbraio.

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Amleto - Teatro Litta (Milano)

Ilaria Guidantoni, Sabato 06 Dicembre 2014

Dal 27 novembre al 7 dicembre la Compagnia Teatro Libero è in scena presso il Teatro Litta di Milano con l'"Amleto" di William Shakespeare, proposto con la regia e l'interpretazione di Corrado d’Elia. Versione metropolitana, resa contemporanea, scomposta in quadri di esposizione con dissolvenze luminose e sonore, stridenti, come i sentimenti violenti di Amleto. Una rilettura quasi psicoanalitica dalla parte di Amleto, un’autoanalisi tra follia, coscienza, desideri contrastanti di vendetta e di giustizia: dove finisce l’una e inizia l’altra? Una prospettiva originale, leggermente claustrofobica e ossessiva, un lavoro di grande sforzo per gli attori che devono inserirsi con agilità in una macchina complessa. Ottima l’interpretazione corale. Testo smembrato, ridotto, mai snaturato.

Compagnia Teatro Libero presenta
AMLETO
di William Shakespeare
progetto e regia Corrado d'Elia
con Corrado d'Elia, Giulia Bacchetta, Alessandro Castellucci, Gianni Quillico, Marco Brambilla, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Marco Biraghi, Gaia Insenga
scene Fabrizio Palla
luci Alessandro Tinelli
fonico Giulio Fassina
foto di scena Angelo Redaelli
assistente alla regia Andrea Lisco

"Mettere per iscritto le proprie impressioni dell’Amleto rileggendolo anno dopo anno significa virtualmente stendere la propria autobiografia, perché noi diventiamo sempre più esperti della vita, e così Shakespeare sembra contenere ciò che abbiamo appreso".
(Virginia Woolf, Charlotte Brönte, in The Essays of Virginia Woolf, Londra 1987).

“…Mi intimidisce parlare di lui. Si rischia sempre di cadere nel banale, nel già detto. Posso dire che Amleto è una sorta di crocevia dove si incontrano tutte le strade della vita”(Patrice Chereau)

Amleto è un’opera complessa la cui struttura è capace di abbracciare verità e finzione, razionalità e follia, amore e odio, sentimenti primitivi ed estremizzati, quasi resi metafora del sentire umano, come accade sempre in Shakespeare, per questo motivo il vero erede - a mio parere - della tragedia classica.

In quest’opera non c’è un intreccio secondario, l’attenzione è tutta concentrata sul protagonista anche quando non è in scena e la rilettura di Corrado d’Elia - già apprezzato nella rappresentazione di tragedie e storie classiche, anche se scritte da autori moderni - si focalizza sulla dimensione esistenziale psicologica. L’ambientazione contemporanea, senza scena, un box metallico, quasi una prigione, fondale fisso, esaspera ma cattura ulteriormente questo tipo di angolazione. Allo stesso modo i costumi, vestiti di tutti i giorni di gente qualunque, sottolineano la forza dirompente dell’animo umano. Unica concessione l’abito rosso in raso della madre di Amleto che la rende un po’ femme fatale, un po’ prima donna d’avanspettacolo, provocante e meschina insieme, regale solo simbolicamente.

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Due donne che ballano - Teatro Filodrammatici (Milano)

Ilaria Guidantoni, Giovedì 04 Dicembre 2014

Dal 2 al 7 dicembre. Una storia tragica di tutti i giorni, tragicamente nostra, perché appartiene ad una quotidianità nascosta e dimenticata dagli stessi figli: una madre lasciata in mano ad una badante che finisce per diventarle figlia, amata e odiata. Due donne, infine, in un dialogo serrato, a tratti violento e claustrofobico, che si detestano perché si specchiano l’una nell’altra. Fino all’epilogo, inaspettato, tenero e crudele, sospeso. Bella interpretazione, testo ben scritto anche se un po’ esasperato.

Produzione Teatro Stabile della Sardegna presenta
DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep M. Benet i Jornet
con Mariagrazia Sughi e Eleonora Giua
regia Francesco Brandi
costumi Adriana Geraldo
luci Loïc François Hamelin
allestimento a cura dell’Equipe tecnica del Teatro Stabile della Sardegna

La vicenda è semplice e comune, non fosse per la fine: un dialogo serrato che si distende nel tempo, forse appena un po’ lungo anche se probabilmente una certa ripetitività è voluta, tra due donne. Una donna anziana e una giovane, chiamata a farle da badante dalla figlia della prima che cerca così di scaricarsi la responsabilità della madre. Evita perfino di venirla a trovare e si preoccupa solo che la badante non se ne vada lasciandole un quantitativo esagerato di sedativi, in qualche modo preludio e metafora della fine.

Un testo che analizza la rivalità tra donne, l’aspetto agro della vita e della sofferenza che trasforma e deforma i sentimenti, dove l’unico spazio per la solidarietà è al più una connivenza contro la vita. Testo amaro nel quale c’è posto per la compassione solo in alcuni sprazzi. Sono due donne schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell’altra, e, nella solitudine delle rispettive esistenze, sono l’una per l’altra l’unica presenza confortevole.

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giovedì 4 dicembre 2014

Mattia Rondelli: "Quando la musica classica diventa solidarietà"

Ilaria Guidantoni Martedì, 02 Dicembre 2014

Fa.re musica per tutti, ispirato al calembour delle note è un’iniziativa di Mattia Rondelli, direttore d’orchestra che ha voluto replicare un’esperienza torinese per dare un senso o forse ridarlo all’arte e alla musica. L’arte trova infatti il valore nell’investimento sulle persone e nella fruizione personale delle emozioni che, solo così, può diventare risorsa economia. Il debutto con l’Accademia della Scala.

Un concerto a Milano, diretto dal Maestro Mattia Rondelli per regalare un sogno a chi non potrebbe andarci e per rilanciare la cultura come valore primario della dignità dell’individuo. Partner dell’idea BSI Europe S.A., in collaborazione con Uniqa Assicurazioni e Caritas Ambrosiana. L’esordio pubblico del progetto è previsto per Giovedì 11 dicembre alle ore 20.30 nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano. In questa occasione, Mattia Rondelli dirigerà l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala e il coro Ars Cantica.

Abbiamo incontrato il Maestro a Milano, alla vigilia dell’inizio delle prove, per farci raccontare com’è nato il progetto. "L’idea è maturata essendo venuto a conoscenza della richiesta che aveva inoltrato il Vescovo di Torino al Teatro Regio circa la possibilità di aprire la prova generale agli assistiti della Caritas torinese. La risposta che ne è seguita è stata molto positiva sia in termini di riscontro mediatico, sia del vissuto da parte del pubblico come dei musicisti, per l’entusiasmo dimostrato dal pubblico. Ho pensato quindi di dare un seguito a questa esperienza istituzionalizzandola per la prima volta".

Pensi già ad un seguito?
"Mi piacerebbe che diventasse un viaggio a tappe. La notizia originale è che una banca offra un concerto a chi quasi certamente non sarà mai un cliente, ma che sul territorio vive un disagio. A livello personale mi interessa misurarmi con un pubblico non presenzialista che è alla ricerca di un’emozione o solo di una curiosità, ma comunque di una sensazione reale. Non voglio infatti che la mia musica sia semplice intrattenimento e diventi autoreferenziale".

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martedì 2 dicembre 2014

Una commedia in cerca di autori - Teatro de' Servi (Roma)

Ilaria Guidantoni Domenica, 30 Novembre 2014

Un concorso per dare spazio ai giovani e ossigeno ad una tradizione tipica del teatro e della cultura italiana, la commedia brillante. L’originalità italiana del ridere trattando argomenti seri è stata purtroppo accantonata soprattutto a Milano, ma l’iniziativa tra le due ‘capitali’ del Belpaese la rilancia.

Teatro dei Servi - mercoledì 26 novembre 2014 alle ore 18.30
presentazione del Concorso annuale di scrittura indetto da La Bilancia Produzioni

UNA COMMEDIA IN CERCA DI AUTORI
realizzato con il patrocinio di Regione Lazio, Consiglio Regionale del Lazio, Assessorato alla Cultura Roma Capitale, Siae, Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico
e con il contributo di Fondazione BNC - Banca Nazionale delle Comunicazioni

Al Teatro de' Servi di Roma Stefano Marafante, Direttore dell’Associazione Culturale La Bilancia e Ussi Alzati, Direttore del Teatro Martinitt, hanno presentato la terza edizione del concorso “Una commedia in cerca di autori” che nasce per rilanciare la commedia brillante, genere certamente consolidato nella tradizione italiana, ma che negli ultimi tempi non ha più incontrato come in passato il favore del pubblico; probabilmente anche perché non si rinnova e non cerca nuovi autori. Il concorso mira a valorizzare talenti giovani - tra i 18 e i 40 anni - cercando di rilanciare questo genere che sul territorio italiano ha la peculiarità di trattare con ironia e in modo leggero temi seri, secondo una celebre definizione di Mario Monicelli.

Milano incontra Roma alla terza edizione. Le prime due annualità, con una cinquantina di testi in esame e poi una riduzione a una trentina, per il sostegno non adeguato dell’informazione, sono state circoscritte a Milano e il suo hinterland, allargandosi poi anche a città come Varese e Bergamo. Il progetto vuole però decollare e affacciarsi sulla scena nazionale.

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Domenica 14 dicembre Premio speciale giornalistico Diritti umani 2014 Lecce

Domenica 14 dicembre
Lecce, Teatro Paisiello
Ritiro Premio speciale giornalistico Diritti Umani 2014
XV Edizione Salento Porta d'Oriente, Omaggio a Nelson Mandela

Ilaria Guidantoni, una dei quattro premiati dedica il premio a Louisette Ighilahriz, algerina berbera, moujahidate sopravvissuta alle torture durante la Guerra d'Indipendenza, per il coraggio nel difendere le proprie idee e gli ideali di libertà, la forza della sua testimonianza umana, la riconoscenza verso il proprio 'angelo' e l'oblio dell'odio.

In quest'occasione presenterà il suo nuovo libro Marsiglia-Algeri, viaggio al chiaro di luna (Albeggi Edizioni) del quale Louisette è uno dei personaggi.

Con Louisette Ighilahriz
sotto il Monumento ai Martiri

Prima edizione di Connekt Art Expo, al Teatro dei Dioscuri di Roma, 19 dicembre

La prima edizione di Connekt Art Expo, che si svolgerà presso il prestigioso Teatro dei Dioscuri, a Via Piacenza n.1 proprio sotto al Quirinale a Roma, Venerdì 19 dicembre 14:30. Dress Code per la giornata che terminerà alle ore 18.00 è dress to impress.

Connekt Expo 2014 a Roma
La manifestazione ha l’obiettivo di far incontrare i più qualificati e innovativi investitori, membri del Parlamento, Ministri, rappresentanti di ambasciate europee e celebrità, al fine di coinvolgerli nella prossima generazione di imprenditori e investitori che sostengono le arti.

Connektexpo 2014 (http://connektexpo.com) è un'iniziativa canadese-italiana che è supportata da rispettate e riconosciute organizzazioni internazionali, dalla Camera di Commercio Italiana - Canada occidentale (www.iccbc.com).
La mostra d'arte internazionale ospiterà opere di artisti contemporanei dall'Italia, Europa, Stati Uniti, Venezuela, Russia, Canada, Iran, Emirati Arabi Uniti. Alcuni degli artisti saranno presenti per presentare i propri lavori di persona agli ospiti, i quali se interessati potranno scegliere di acquistarli in edizione limitata. Saranno presenti anche mobili italiani di lusso, sciarpe di seta italiane fatte a mano provienienti da Como e LED.

Agustin Bozzo, famoso conduttore televisivo Italo-argentino e celebrità nel campo degli hair stylist, sarà presente all'esposizione nella giornata con una speciale performance in visione privata.
A partire alle ore 15:30 sarà proiettato “Rromani Soul” del pluripremiato regista svizzero Louis Mouchet. “Rromani Soul” è un documentario che va a scoprire qual è la vera origine dei Rom (gli Zingari). Dopo la proiezione ci sarà una sessione dove si potranno porre domande al regista (posti limitati).

Giornate e orari di aperture al pubblico:
Da Sabato 20 Dicembre a Lunedi 22 Dicembre, dalle ore 9:00 alle ore 18:00
Martedì 23 Dicembre, dalle ore 9.00 alle ore 14.00

venerdì 21 novembre 2014

Dialektos, Maria Pia De Vito in concerto @ Théâtre Muncipal (Tunisi) - 15/11/2014

Ilaria Guidantoni Martedì, 18 Novembre 2014

Un’italiana, anzi una napoletana a Tunisi, nel cuore dell’italianità. Un’ora di parole e musica: melodia, improvvisazione, arrangiamento e grande virtuosismo. Ricerca e sperimentazione, voglia di contaminazione sono gli ingredienti dello spettacolo emblematico nel titolo che traduce l’ispirazione musicale inglese di Huw Warren, la danza e i classici brasiliani, in napoletano, facendo risuonare le note mediterranee.

Maria Pia De Vito (voce, live electronics), Huw Warren (piano)
Tunisi, Théâtre Municipal de Tunis - sabato 15 novembre 2014

Nel cuore di Tunisi, sull’Avenue Bourguiba, già Avenue de France, al Théâtre Muncipal - realizzato in stile liberty da architetti italiani ai primi del Novecento (e recentemente restaurato) - l’Istituto di Cultura Italiano ha organizzato uno spettacolo, «Dialektos» con il duo Maria Pia De Vito (vocalista e musicista) e Huw Warren (pianista e compositore), nato dal loro incontro musicale. Se-il pianista unisce l’accademia alla ricerca, talora irriverente anche nel modo di suonare il piano, in piedi, appoggiandosi in posizioni provocatorie, o ancora pizzicandone le corde, con un tono qualche volta spassoso; la vocalista rivela una tecnica grandiosa e un lungo studio, offerto al pubblico con leggerezza e perfino ironia, sulla voce usata come strumento, rappresentazione, vorrei dire perfino mimica. Potrebbe essere protagonista di uno spettacolo per sola voce, senza parole. E invece Maria Pia ci offre anche la parola sull’onda dell’arrangiamento musicale e della traduzione che, in questo caso, non è tradimento, quanto un viaggio in noi stessi e nelle possibilità del pensiero e del sentire che si dilatano cambiandone le parole. Perché nulla resta immutabile.

Lo spettacolo è frutto di una collaborazione tra i due artisti, personalità affermate, desiderose di intraprendere nuove esperienze musicali. Quest’incontro ha permesso loro, reciprocamente, di unire una creatività vocale a innovazioni sorprendenti a livello pianistico.

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giovedì 13 novembre 2014

Continua il viaggio di Patrizia Molinari


L'11 Novembre una tappa importante nella mostra collettiva sul tema della donna e la multiculturalità al Teatro dei Dioscuri del Quirinale a Roma.
Il prossimo 14 Novembre presso il Museo Nori De’ Nobili si inaugurerà la prima grande collettiva di artisti contemporanei del territorio marchigiano.

A seguito infatti della mostra personale di Maria Mulas, che si chiuderà il prossimo 11 Novembre, il Museo inaugurerà dopo pochi giorni una mostra collettiva che vede importanti nomi come: Patrizia Molinari, Simona Bramati, Allegra Corbo, Luca Lavatori e Giovanni Ghiandoni.

Per l’occasione ogni artista esporrà un’opera inedita ispirata a Nori De’ Nobili, alla sua figura ed al suo percorso artistico e personale che l’ha resa una delle artiste più interessanti del ’900. In occasione dell’inaugurazione verrà inoltre presentato il catalogo della mostra accompagnato da un testo critico di Annalisa Filonzi.

Con questa iniziativa, il Museo Nori De’ Nobili intende aprirsi sempre di più all’arte contemporanea ed alle giovani promesse della contemporaneità italiana. Questa mostra ospita così cinque artisti contemporanei, appartenenti si a generazioni differenti, ma accomunati da un percorso artistico molto peculiare che li rende tra gli artisti italiani più interessanti e ricercati tra gli artisti contemporanei

lunedì 10 novembre 2014

Conversazione con Christian Angeli, regista di “Doppelganger. Chi cammina al tuo fianco"

Ilaria Guidantoni Giovedì, 06 Novembre 2014

Abbiamo incontrato il co-regista di "Doppelganger. Chi cammina al tuo fianco”, Christian Angeli, che ci ha raccontato lo spettacolo del Gruppo Number9. Tra l’altro la programmazione è stata prorogata di tre giorni, per l’apprezzamento del pubblico, venerdì 7 novembre, sabato 8 alle 21 e domenica 9 alle 17.45.


Vorrei conoscere qualcosa del testo e sapere com'è nata l'idea di metterlo in scena...
«L'idea di prendere spunto da alcuni film noir statunitensi degli Anni Quaranta è stato il pretesto per lavorare sul tema del doppio. Come ci poniamo nel quotidiano quando sentiamo emergere dentro di noi una parte distruttiva, accanto ad un'altra opposta e propositiva, e non riusciamo a fare a meno di mostrarla? E viceversa, come ci comportiamo quando pretendiamo di far vincere quella buona, che sa stare generosamente al mondo? In "Doppelganger-Chi cammina al tuo fianco" abbiamo un delitto irrisolto, due donne sospettate dell'omicidio e uno psicologo che, sostituendosi alla polizia, compie un'indagine privata. I due personaggi femminili, anche se con dinamiche diverse, si prendono la responsabilità di una scelta dolorosa e la portano nel mondo; al contrario, quello maschile, non sa decidere tra desiderio e giudizio, vittima inconsapevole della propria ignavia».

Su cosa si è lavorato in particolare per la trasposizione teatrale?
«Abbiamo lavorato sulla tendenza al controllo. I tre personaggi si desiderano, ma allo stesso tempo si osservano e si spiano. Vogliono lasciare vivere il proprio erotismo, ma sono frenati dalla mania di giudicare. Quindi abbiamo lavorato sulla recitazione costituendo degli appuntamenti fissi per i tre personaggi, delle stazioni emotive occupate a turno da tutti, fino a una sovrapposizione dei ruoli in cui ognuno è soggetto e oggetto dell'osservazione e della passione dell'altro. Per poi sciogliere questa conflittualità nel finale, grazie ai due personaggi femminili che, pur non compiendo alcuno scarto etico, si autodeterminano».


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“Non solo la faccia” - Campagna fotografica Facebook con Angelica Russotto


Non solo la faccia” - Campagna fotografica Facebook con Angelica Russotto

Sabato, 15 novembre Concert DIALEKTOS - Tunisi

Sabato, 15 novembre
Tunis, téâtre municipal
Avenue Bourguiba
Ore 20.00 

Concert DIALEKTOS 
Maria Pia De Vito (voix, live electronics)
Huw Warren (piano)
Samedi 15 novembre 2014 – Théâtre Municipal de Tunis – 20h

Samedi 15 novembre 2014, au Théâtre Muncipal de Tunis à 20h, le duo Maria Pia De Vito (vocaliste et musicienne) et Huw Warren (pianiste et compositeur) présenteront le projet musical Diàlektos, fruit de leur extraordinaire rencontre musicale.
La collaboration entre ces deux artistes à la personnalité affirmée, désireux d’entreprendre de nouvelles expériences musicales a permis d’unir la créativité vocale de la talentueuse vocaliste italienne aux surprenantes innovations du pianiste anglais.
Maria Pia De Vito a toujours été attirée par le potentiel infini de la voix. Elle a étudié le chant lyrique et contemporain, en se concentrant sur la composition et l’arrangement. Elle s’est consacrée à l’étude de plusieurs types d’instruments : à plectre, percussions et guitare. Elle a approfondi ses connaissances musicales en faisant partie de groupes de recherche sur la musique ethnique et notamment le patrimoine méditerranéen, balkanique et sud-américain. Quelques années lui ont suffi pour s’affirmer dans le monde du jazz et pour partager la scène avec de grands musiciens comme John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Paolo Fresu ou encore Norma Winstone. L’originalité de ses projets musicaux, son intérêt pour l’improvisation et le rythme lui ont permis de collaborer avec les plus grandes stars de la musique internationale comme Carlos Santana, Cesaria Evora et Joni Mitchell.
Huw Warren, pianiste et compositeur, a toujours étonné par ses créations intrigantes et électrisantes. Vainqueur de la dernière édition du BBC Jazz Award for Innovation, il s’est affirmé sur la scène internationale en tant que directeur musical et pianiste de la diva folk contemporaine June Tabor, avec laquelle il collabore depuis une dizaine d’années. Il a partagé la scène de grands artistes comme Herbet et Feldman et a fait partie du quartette jazz Perfect Houseplants. Il a reçu de nombreux prix partout dans le monde grâce à son approche versatile et passionnée à la musique. Désormais, il est reconnu à l’échelle mondiale comme étant un musicien d’une grande sensibilité, capable de passer aisément d’un genre musical à un autre.

Programme 
And the kitchen sink (Warren)
Allirallena (Warren  - De Vito)
Strummolo a tiriteppola (Warren - De Vito )
Si fosse n'auciello (De Vito - De Curtis)
G continuo (Marcotulli)
Beatriz (Edu lobo / Chico Buarque)
Frevo em maceió (Pascoal)
Curre Maria ( De Vito – Buarque - De Moraes - Jobim)
Um a zero (Pixhinguinha)
Whistling Rufus (Warren)

Questi figli amatissimi - Teatro de' Servi (Roma)

Ilaria Guidantoni Sabato, 08 Novembre 2014

Dal 4 al 23 novembre. Un interno di una famiglia semplice ma più che decorosa, forse borghese, con qualche ambizione, sana e litigiosa come tutte le famiglie del mondo. Testo ben scritto, risate gustose, una finezza di analisi dei comportamenti familiari non scontata. Da premiare l’interpretazione dei due protagonisti, soprattutto la loro mimica. Il Teatro de' Servi conferma la sua vocazione a spettacoli mai volgari, che fanno ridere e sorridere, commuovere come un’occasione di guardarsi dentro e intorno su una società che subiamo inconsapevolmente.

Teatro Artigiano presenta
QUESTI FIGLI AMATISSIMI
di Roberta Skerl
con Pietro Longhi, Edy Angelillo, Danilo Celli, Carmen di Marzo
scene Mario Amodio
costumi Lucia Mariani
regia di Silvio Giordani

La scena si apre su un interno difficile da definire: l’ambiente potrebbe essere un interno borghese, che si apre sul salotto, le scale in legno che portano alle camere, una dalle stanze dei figli trasformata in studio. L’arredamento ha qualche nota curiosamente anni Settanta, un tocco Ikea che non colloca esattamente il contesto. Forse è voluto come a suggerire che in ambienti sociali diversi e periodi differenti le situazioni familiari si ripetono, di padre in figlio e, se le nuove generazioni appaiono sempre più scapestrate, non è detto che, a loro volta, i figli non abbiano buone ragioni per intentare un ‘processo’ ai genitori. Anche gli abiti non aiutano a decifrare e a rendere riconoscibile di che famiglia si tratti, ma gli accenni all’Europa unita, la precarietà, la tecnologia non lasciano dubbi sull’attualità.

Tutto questo è secondario rispetto al nucleo della vicenda, ad ogni modo: “Ricordati che questa è sempre casa tua”. E se i figli, ormai grandi e armati di sogni e buone intenzioni per una vita propria in totale autonomia, ci prendessero sul serio? Da genitori si va mai in pensione?

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“Fare musica per tutti” Un concerto per Milano - Giovedì 11 dicembre

BSI Europe, in collaborazione con Uniqa Assicurazioni e Caritas Ambrosiana, presenta “Fare Musica per tutti”, un progetto ideato dal Maestro Mattia Rondelli (www.mattiarondelli.com) per rilanciare la cultura come valore primario della dignità dell’individuo.

Giovedì 11 dicembre alle ore 20.30 nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, Mattia Rondelli dirigerà l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala e il coro Ars Cantica. Il programma prevede - per la prima volta in Italia - il Gloria per soli, coro e orchestra di Giuseppe Sarti e la Sinfonia n.5 Opera 67 di Ludwig van Beethoven.

Il concerto è aperto gratuitamente alla città di Milano, ma è dedicato in particolare a chi per vivere usufruisce dei servizi assistenziali di Caritas Ambrosiana. Il lavoro della fondazione non si limita solo all’aiuto materiale delle persone bisognose, ma anche a ridare loro dignità attraverso momenti di aggregazione culturale stimolanti, in cui ciascuno vede riconosciuto il proprio valore al di là dello status sociale, economico e lavorativo.

È così che BSI Europe ama operare, come in occasione del concerto di Milano, città alla quale si sente particolarmente legata, ma anche in ogni regione dove si trova. Cosciente dell’impatto che le sue attività hanno sul territorio, BSI si è sempre adoperata nella promozione di eventi di rilievo e progetti a favore dello sviluppo culturale, economico e scientifico della società. Il concerto “Fare musica per tutti” è un’occasione per dimostrare il suo impegno attivo e concreto per le cause in cui crede.

Grazie a “Fare musica per tutti” la Caritas Ambrosiana, appoggiata con entusiasmo da enti di spessore come BSI Europe e Uniqa Assicurazione - offre alla società un sostegno profondo. L’invito rivolto alle istituzioni pubbliche e private è quello di contribuire in prima linea a rilanciare la cultura come nutrimento della società, impegnandosi nello sviluppo culturale del nostro Paese, necessario alla sua rinascita economica e sociale.


https://www.facebook.com/pages/Fare-musica-per-tutti/350086071839149?fref=ts

http://www.cultura.va/content/dam/cultura/documenti/Patrocini/concert.pdf

"Wild" di Francesco Garolfi: quando la letteratura traccia la musica

Ilaria Guidantoni Martedì, 04 Novembre 2014

Francesco Garolfi anticipa il nuovo lavoro "Wild - Musiche per Jack London rivisitato da Davide Sapienza": una sua creazione dalla A alla Z ispirata al grande scrittore americano.

L’ultimo disco di Francesco Garolfi, musicista "letterato" originario di Cremona, “Wild”, uscirà ufficialmente il 20 gennaio 2015 (e sarà distribuito da Ird). Lo abbiamo ascoltato in anteprima – e la prima impressione è di inno "materico" alla vita, nel quale Francesco, per chi lo conosce musicalmente, osa senza timori rispetto al passato - e ne abbiamo parlato con l’autore che lo ha creato interamente: scritto, suonato, registrato e prodotto artisticamente. Uscirà in collaborazione con Alpes Soc. Coop. Trento, produttore esecutivo ed ente che si occupa di eventi e progetti volti a promuovere e preservare la cultura alpina.

Le musiche del disco sono diventate anche la colonna sonora dello spettacolo teatrale "Il richiamo di Zanna Bianca", in tour nel 2015 messo in scena in un paio di anteprime nel 2014, ispirato ai testi di Jack London tradotti da Davide Sapienza, il più importante conoscitore e traduttore italiano di London, riconosciuto anche negli Usa. La regia dello spettacolo (prodotto da Alpes Soc. Coop. Trento) è di Umberto Zanoletti di Teatro Minimo.

Come nasce questo disco e qual è la tua ispirazione?
"'Wild - Musiche per Jack London rivisitato da Davide Sapienza' nasce dall'amicizia e dalla stima reciproca tra Davide e me oltre che dalla mia passione per la letteratura. Il tutto legato dalle suggestioni evocate dai grandi spazi aperti, dalla natura incontaminata, dall'acqua, dal vento, dal fuoco, dalla luce che abbaglia e dalla notte che rapisce, mentre il respiro si condensa sotto il riflesso della luna. In una parola, dalla vita e dalla natura al loro stadio primordiale: il Wild appunto. Questo disco trae spunto dai testi londoniani in un senso più profondo di quanto non si possa credere: è sì riconducibile ai testi 'Il richiamo della foresta' e 'Zanna Bianca', ma è ispirato soprattutto all'universo emotivo e valoriale descritto dai testi londoniani sul Grande Nord, che ci sono stati resi in modo vibrante e fedele dalla traduzione e cura effettuate da Davide Sapienza per Feltrinelli. Gli scritti di Jack, nelle versioni di Davide, mantengono, per la prima volta anche in italiano, la vivacità e il vigore della vita senza compromessi, indissolubilmente legata alle origini, a una natura non stereotipata, a un mondo non domabile, al silenzio delle profondità senza fine. Queste atmosfere mi hanno colpito come un pugno, tanto da indurmi a scrivere un intero disco dedicato a questa letteratura 'alta'".

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mercoledì 5 novembre 2014

Ragazzi di vita - Teatro Argentina (Roma)

Ilaria Guidantoni Domenica, 02 Novembre 2014

Un omaggio e un inno alla lingua, alla sua capacità di salire vette poetiche, discendere inferni volgari, piegarsi all’ammiccamento del dialetto e alla deriva di sentimenti estremi, brutale e sublime ad un tempo. Nella lettura ad alta voce i due piani, poetico e teatrale, emergono in tutta la loro ricchezza, tracciando l’affresco della vita vissuta di periferie slabbrate. La voce accarezza e rafforza il linguaggio confermando il valore del teatro di parola e, al contempo, diventa parte del corpo, strumento che accompagna le membra, gli occhi, le mani in un gesto continuo che srotola il libro in una pellicola. Un lavoro di grande tecnica dove l’esercizio e la fatica non si vedono più: Gifuni è morbido, fluido, versatile sfiorando cime e abissi senza rischiare di superarli. Non stona mai. In una parola sublime.

Domenica 2 novembre ore 11.00
sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma

FABRIZIO GIFUNI legge 
RAGAZZI DI VITA di Pier Paolo Pasolini
in occasione dell’uscita dell’audiolibro "Ragazzi di vita" edito da Emons Audiolibri


Fabrizio Gifuni rende omaggio ancora una volta al grande intellettuale di origini friulane e dà voce al suo "Ragazzi di vita", inaugurando in anteprima l’anno pasoliniano 2015, mentre al cinema lo doppia in "Pasolini" di Abel Ferrara. Così, dalla borgate della Roma degli anni Cinquanta, prendono corpo il Riccetto, il Caciotta, il Lenzetta, il Begalone.

La voce di Gifuni ci porta “dentro” le giornate di questi giovani sottoproletari, ci restituisce la loro generosità e la loro violenza, il comico, il tragico, il grottesco di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza. Lo sfondo è quello di una capitale postbellica che non esiste più, per un romanzo emblematico di una trasformazione epocale del nostro paese.

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Lucio Fontana e Yves Klein in mostra al Museo del Novecento

Ilaria Guidantoni Domenica, 02 Novembre 2014

Due esperienze rivoluzionarie per la Francia e per l’Italia, dove l’assolutizzazione di un elemento, colore, luce, linea, nel loro minimalismo stravolgono il concetto di arte e non solo di rappresentazione. Il blu e l’oro diventano un trait-d’union tra i due artisti compresenti nella Ville Lumière.

Rendering del progetto di allestimento per la facciata dell'Arengario per la mostra Klein-Fontana

70 opere, documenti e filmati per raccontare due vicende artistiche chiave, tra Milano e Parigi, monocromi e ricerche spaziali al Museo del Novecento in piazza Duomo a Milano dal 17 ottobre 2014 al 15 marzo 2015. La mostra, curata da Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti, “Yves Klein Lucio Fontana. Milano Parigi 1957-1962”, inserisce, accanto alle opere, una ricca documentazione di fotografie, filmati d’epoca e carte d’archivio.


Yves Klein e Lucio Fontana alla mostra delle Nature
Parigi, Galerie Iris Clert, novembre 1961
Photo: Shunk-Kender © Roy Lichtenstein Foundation 

Lucio Fontana e Yves Klein, sono due artisti che hanno segnato in maniera diversa il Novecento, pur con esiti diversi, intrecciando a più riprese le proprie vicende creative e personali. La mostra evidenzia il periodo che va dal 1957 al 1962, gli anni durante i quali la frequentazione dei due artisti si fa più stretta. Fontana, che appartiene a una generazione precedente a quella di Klein, diventa collezionista del giovane teorico del monocromo e dividendosi tra Milano e Parigi trova materia per approfondire la propria ricerca spaziale. Tra l’altro in qualche modo, inserendo il blu e l’oro nella propria arte – nel periodo delle ceramiche – introduce elementi innovativi che saranno portati alle estreme conseguenze da Klein, che resta però, a suo modo, un artista figurativo, almeno per gran parte (forse la più nota) della sua produzione. Se l’associazione tra i due artisti appare quanto meno singolare ad un primo sguardo, si intuiscono i nessi e la suggestione sulla quale lo spettatore è invitato a riflettere prima che a concordare. La mostra si inserisce tra l’altro negli eventi che Milano, da sempre riconosciuta per la sua spiccata vocazione europea e internazionale nell’ambito del Paese, dedica al semestre di presidenza europea dell’Italia.

L’esposizione, organizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana di Milano e con gli Archives Yves Klein di Parigi e prodotta dal Museo del Novecento con Electa, si avvale di prestiti importanti da musei italiani e stranieri: tra gli altri, il Mnam - Centre Georges Pompidou (da cui arriva una grande Anthropométrie di Klein mai esposta in Italia) il Mamac di Nizza, il Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, il Louisiana di Humlebæk, la Gam di Torino e la Gnam di Roma; ed è stata realizzata grazie al contributo di Finmeccanica e della Bank of America Merrill Lynch.

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"TorBellaMusica", il music-festival del giovedì sera al Teatro Tor Bella Monaca

Ilaria Guidantoni Sabato, 01 Novembre 2014

Tor Bella Monaca in musica. Il teatro apre alla città, la periferia al centro. Questo il progetto del teatro per diventare luogo di incontro e non solo una vetrina. La musica, la più antica delle arti, quale codice armonioso contro la cacofonia dell'oggi che, in una trincea sociale come il quartiere di Tor Bella Monaca, acquista la centralità di un laboratorio. Al centro delle serate del giovedì che mescoleranno i piani, con aneddoti e racconti e non solo musica, la canzone italiana d'autore e il jazz.

Il progetto di "TorBellaMusica" nasce dal sodalizio tra Alessandro Benvenuti, direttore artistico alla guida del teatro insieme a Filippo D'Alessio, e Piji, Pierluigi Siciliani, per riportare almeno una sera a settimana la periferia al centro della città, offrendo il teatro non tanto come vetrina per un spettacolo ma come spazio di incontro.

Alessandro Benvenuti ha sottolineato la centralità della musica in questa funzione di raccordo e dialogo, perché la più antica delle arti quale "codice armonioso... armonia e melodia contro la cacofonia dell'oggi" che nei quartieri ai margini delle città si fa sentire più forte.

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Il mio secolo non mi fa paura, Johanna e Ludwig - Accento Teatro (Roma)

Ilaria Guidantoni Sabato, 01 Novembre 2014

Dal 30 ottobre al 9 novembre. Un testo davvero bello per un teatro di parola che non chiede nulla, se non di essere letto, asciutto e originale, soprattutto nel primo tempo che rende compiuta la storia: pagine evocative di una vicenda esistenziale, la confessione e il ricordo di un amore finito al femminile, il quale però diventa metafora della relazione uomo-donna che svela la debolezza maschile, quella del filosofo contro l’uomo, del coraggio di sfidare dio e soccombere alla morale borghese tanto denigrata. La storia diventa altresì una metafora di un secolo. Piacevole e aggraziata la mise en espace con una scelta accurata della musica e il sax dal vivo; efficace oltre che suggestivo l’uso del video.

IL MIO SECOLO NON MI FA PAURA 
JOHANNA E LUDWIG 
di Fulvio Iannaco
regia di Rossella Napolano
con Annachiara Mantovani
sax Pier Paolo Iacopini
voci off Pietro Longhi e Pierre Bresolin
aiuto regia Francesco Sollecito
sax e scelte musicali Pier Paolo Iacopini
luci e proiezioni Emiliano Serafini
effetti audio Giancarlo Mici
costumi Valentina Zucchet
video e foto Stefano Giorgi


Nel quadro di una generazione che ha cambiato l’Europa, dal 1841 al 1848, tra vicende contrastanti, a volte esaltanti, a volte difficili, illusioni, grandi idee e sconfitte, il racconto di una storia d’amore. Il racconto si snoda seguendo la confessione di Johanna Kapp, bella e intelligente sedicenne, ribelle e vittima di un grande amore. Un amore da perdizione per il filosofo, trentasettenne, già celebre, Ludwig Andreas Feuerbach, noto come il primo eroico teorico dell’ateismo, allora al culmine della propria stagione creativa.

In un’ambientazione intima, quale un salotto, la biblioteca di famiglia, si fa luce la storia di una ragazza figlia di un teologo che da Johanna si aspetta una vita proba e dedita allo studio delle Sacre Scritture. Ma la fanciulla è irrequieta e scopre negli scaffali del padre il “Prometeo” di Goethe che legge avidamente ma soprattutto Feuerbach e “L’essenza del cristianesimo”, un vero spartiacque nella storia del pensiero della modernità.

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"DONNA E MULTICULTURALITA’ NELL’EUROPA DI OGGI” un progetto di Roberta Filippi

Inaugurazione Martedì 11 novembre ore 17.00 con performances poetiche di Màrcia Theòphilo e Bianca Menna


L’Altrosguardo-Artisti Associati, che ha al suo attivo numerose mostre e manifestazioni di alto profilo, nazionali e internazionali, organizza una Mostra di respiro europeo sul tema “Donna e Multiculturalità nell’Europa di oggi” con partecipazione di Artisti di vari Paesi europei e una apposita sezione dedicata alla promozione di selezionati Giovani Artisti emergenti. Alla manifestazione partecipa anche la candidata al Premio Nobel Marcia Theophilo con un inter- vento inaugurale; una sezione è dedicata inol- tre alla grande scrittrice Marguerite Yourcenar, di cui il Centro Antinoo custodisce in esclusiva unici e numerosi documenti e prime edizioni firmate. Condotto con incursioni in tempi, luoghi e culture differenti, ma compresenti nell’Europa odierna, il percorso della manifestazione ci parla della complessità dell’essere donna, e di momenti densi di difficoltà, gioie e paure. Il titolo della mostra “ Donna e Multiculturalità nell’Europa oggi” sottolinea l’esigenza di stimolare una riflessione sull’essere donna al di là di barriere geografiche, culturali o di orientamento sessuale.

ARTISTI: Claudio Abate, Minou Amirsoleimani, Mirella Bentivoglio, Luigi Campanelli, Bruno Ceccobelli, Raffaele Della Rovere, Paolo D'Orazio, Patrizia Dottori, Roberto Dottorini, Roberta Filippi, Elizabeth Frolet, Massimo Gatti, Valter Gatti, Bianca Menna, Patrizia Molinari,Lina Passalacqua, Umberto Salmeri, GIOVANI EMERGENTI: Violetta Carpino, Greta Colli, M.Cristina Marmo, M.C.Nuccetelli, Nunzia Pallante, Igor Spadoni, Ralf J. Trillana, fabio Vernile.



Complesso Monumentale di S.Andrea al Quirinale -Teatro dei Dioscuri
Via Piacenza,1 - 00184 Roma

11 - 20 novembre 2014

dal lunedì al sabato    8:30–18:30

mercoledì 29 ottobre 2014

Giovanni Segantini in mostra al Palazzo Reale di Milano dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015

Ilaria Guidantoni Domenica, 26 Ottobre 2014

Giovanni Segantini (1858-1899), uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento, è la metafora di una situazione esistenziale di confine tra le eredità e le tradizioni della grande pianura e quelle più segrete e meno conosciute della macro-regione alpina, in una mostra che raccoglie per la prima volta a Milano oltre 120 opere da importanti musei e collezioni europee e statunitensi.

Erede della Scapigliatura che volgeva al declino e di certo Simbolismo che con Segantini esploderà unendo le suggestioni del Divisionismo che sperimenterà come variante italiana del Pointillisme. La grande retrospettiva riscopre il percorso dell’artista a partire dagli esordi milanesi svelando il profondo legame con la città, vera e propria, patria dello spirito e fulcro della sua parabola artistica anche dopo l'avventuroso pellegrinaggio dai colli della Brianza alle montagne dell'Engadina, indiscusse protagoniste dell'opera pittorica di Segantini. Le sezioni seguono il percorso formativo ed evolutivo, la cronologia e insieme le aree tematiche, dal ritratto alla natura morta, fino agli animali, ai grandi paesaggi, quindi alle visioni spirituali, trasfigurazioni di soggetti tradizionali in una nuova chiave altamente simbolica così come i soggetti tratti dalla musica e dalla letteratura. In effetti l’esposizione è l’occasione per restituire anche la complessità dell’opera di Segantini troppo spesso conosciuta limitatamente ai grandi paesaggi e alla pittura di natura. Sublime in Segantini la pennellata, dinamica e inconfondibile che non riesce ad assoggettarsi ad alcuna etichetta e l’uso sublime e struggente della luce.

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Le Troiane. Frammenti di tragedia - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Ilaria Guidantoni Domenica, 26 Ottobre 2014

Dal 22 ottobre al 2 novembre. Uno spettacolo che testimonia l’attualità della tragedia greca, il suo prestarsi ad una modernizzazione non rischiando di essere snaturata. Un bel lavoro, quello proposto dal collettivo Mitipretese, che diventa nella versione al femminile un processo a dio, un canto corale nel quale il femminile grida contro la guerra, male assoluto, che si abbatte soprattutto sulle donne e sui bambini.

LE TROIANE. FRAMMENTI DI TRAGEDIA
da Euripide
progetto di Mitipretese
con Gianna Giachetti, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres
scenografie e direzione tecnica Mauro De Santis
musiche Francesco Santalucia
costumi Cristina Da Rold
produzione Artisti Riuniti
in collaborazione con Mitipretese

La versione di Mitiprese è scarna, asciutta e corale. La tragedia ridotta a quattro personaggi in scena fonde l’elemento del coro con i personaggi protagonisti amplificandone l’enfasi emozionale. Ogni personaggio infatti diventa in tal senso il simbolo di un sentire collettivo. La scena è quasi nuda, eppure riesce a parlare: panche, una sedia, un bacile di acqua, con la doppia simbologia dell’acqua che lava dalla colpa dell’essere vittima - per aver subito violenza - e che purifica, all’acqua di morte che annega, quando le Troiane si rivalgono sull’infame, immergendole la testa fino quasi a farla soffocare.

Tutto è grigio come la veste di Ecuba, la regina destinata a diventare schiava. Sul fondo un bancone, un altare (?) come profanato è riempito di vesti colorate e di stracci come una “Venere di stracci”, che pare una citazione dell’opera di Michelangelo Pistoletto, non solo estetica. E’ infatti Afrodite, dea potentissima, che ha ‘comprato’ il voto di Paride offrendogli il corpo di Elena, contro Athena che gli aveva offerto la Grecia e Era, l’Asia. E’ la lotta del femminile tentatore contro il maschile eroico, ma anche del sacrificale connivente con il carnefice, come del delirio del potere arrogante.

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venerdì 24 ottobre 2014

Festival dei Corti al Calabbria Teatro Festival

Ilaria Guidantoni Lunedì, 20 Ottobre 2014

La nuova sezione dedicata ai corti teatrali ha concluso la quarta edizione del Calabbria teatro Festival. “Il coraggio fa…90!” si aggiudica questa edizione fra i tre finalisti.

Uno spazio ai giovani e alla velocità che l’attualità chiede alla cultura, anche al teatro che, quale specchio della vita, è invitato a dare un’opportunità di qualità alla sintesi.

“Il coraggio fa…90!”, che avevo già avuto modo di vedere alla seconda edizione di Diritti in scena – Festival teatrale antimafie e per i diritti umani 2004 a Roma la scorsa primavera (e recensito su queste pagine), già vincitore come miglior spettacolo, si è aggiudicato all’unanimità il premio della giuria tecnica e della giuria popolare. La giuria tecnica (della quale ho fatto parte insieme a Claudio Facchinelli e Marianna Stefania Caporale) ha ritenuto di premiare questo corto in virtù della capacità di realizzare uno spettacolo compiuto in trenta minuti con una regia articolata e complessa. L’argomento pur comune, inflazionato, legato ad un mito del quotidiano, acquisisce nel corso dello svolgimento dell’azione spessore, originalità e uno sviluppo inatteso soprattutto per il lato dell’impegno civile. E’ questa la caratteristica del teatro di e con Giuseppe Arnone (del teatro Kapò di Roma), per la regia di Claudio Zarlocchi. Nondimeno è un ritratto ironico e a tratti grottesco di uno spaccato familiare – la famiglia del ‘giudice ragazzino’, lo zio Rosario Livatino – siciliano e sociale in generale. L’interprete riesce in modo non scontato a coinvolgere il pubblico, gioca con gli attrezzi di scena in modo ironico e sorprendente. Lo spettacolo inserisce interventi musicali pertinenti e con funzione narrativa. In particolare Giuseppe Arnone ricopre ruoli e “personaggi” diversi con una capacità versatile nella modulazione della voce e della parola. Spazia dal dialetto stretto all’ars poetica di invenzione, pungente e suggestiva.

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mercoledì 22 ottobre 2014

Diversamente amore, omofilia e altre diversità, al Calàbbria Teatro Festival

Ilaria Guidantoni Domenica, 19 Ottobre 2014

"Sissy Boy" è stato lo spettacolo - un monologo tratto da una storia vera ambientata negli Stati Uniti e adattata con ironia e incisività all’ambiente italiano - incastonato nel cuore della giornata dedicata dal Calàbbria Teatro Festival agli ‘amori diversi’, non riconosciuti. Una prova di valore per un testo articolato, complesso, sottile, che merita una lettura oltre lo spettacolo; una regia essenziale ma altamente simbolica che nasce intrecciando il testo alla scenografia e all’interpretazione come un percorso iniziatico.

Originale nella formula della conferenza che diventa racconto, con inserzioni ‘quasi giornalistiche’ e un’ottima prova interpretativa dell’unico attore in scena che calca il palcoscenico con un’energia delicata e profonda, senza andare sopra le righe, senza volgarità, senza arrivare addosso al pubblico ma chiamandolo a sé. L' 'incontro’ regala momenti autentici di sorriso, anche di risa, come pure una profonda malinconia non priva di speranza.

E’ un testo sul quale riflettere in modo non scontato, è una critica aspra a certa psicologia, alla difficoltà di essere ‘buoni genitori’, alla complessità soprattutto del mestiere di vivere e non di sopravvivere. Da segnalare la capacità tecnica dell’uso della voce che regala tonalità sfumate e nette ad un tempo anche quando l'interprete è di spalle. Un viaggio dentro se stessi, perché ognuno è un amore unico e merita di vivere. Non solo di sopravvivere.

"Sensi e doppio senso".
La prima volta di una Drag Queen a Castrovillari



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martedì 21 ottobre 2014

Se in amore l’uomo tradisce il filosofo - Conversazione con Annachiara Mantovani

Ilaria Guidantoni Lunedì, 20 Ottobre 2014

In attesa della prima dello spettacolo “Il mio secolo non mi fa paura!”, il 30 ottobre prossimo all'Accento Teatro di Roma, abbiamo incontrato l’attrice Annachiara Mantovani.

Qual è il suo ruolo in quest'opera?
«Il mio ruolo è quello della protagonista, che è insieme la giovanissima Johanna Kapp vissuta realmente nell'Ottocento e l'immagine di un modello femminile ribelle e passionale che fa ancora oggi molto fatica ad affermarsi».

Che tipo di collaborazione ha dedicato allo spettacolo che in qualche modo mi par di capire sente ‘suo’?
«Di questo spettacolo "Il mio secolo non mi fa paura: Johanna e Ludwig" sono l'attrice protagonista e anche la referente della compagnia. La collaborazione con questo gruppo è nata nel 2008 per lo spettacolo "A lui non dicevo nulla" su musiche del compositore Dimitri Nicolau insieme con il saxofonista Pier Paolo Iacopini e la regista Rossella Napolano, con i quali sono partita in quest’avventura. Poi abbiamo realizzato insieme anche "Il Barone rampante" dove mi sono occupata anche dell'adattamento del testo di Italo Calvino. A questo nucleo forte oggi si aggiungono nuove e preziose risorse, segno che la compagnia sta consolidando il proprio impegno».

Quali sono gli elementi sui quali ha puntato?
«Lo spettacolo nasce dal desiderio di interrogarsi su due dei maggiori fondatori ottocenteschi del pensiero rivoluzionario, Ludwig Andeas Feuerbach e Carl Marx. Questa stagione vede in scena il pensiero di Feuerbach, con l’auspicio - l’anno prossimo - di continuare questo tipo di lavoro su Carl Marx, per scoprire se magari nella loro biografia è possibile rintracciare i motivi del fallimento (purtroppo evidente) dell’attuazione storico-politica del loro pensiero filosofico... La domanda a cui il nostro autore teatrale nonché professore di filosofia, Fulvio Iannaco, ha cercato di rispondere è: "Un piccolo uomo, può essere davvero un grande pensatore? Se c'è una "carenza" nella realtà umana di un pensatore non sarà anche l'efficacia del suo pensiero a risultarne condizionata?". Partendo da quest’ipotesi Fulvio ha indagato gli anni che vanno dal 1841 al 1849 in cui ebbe vita la straordinaria storia d'amore fra Feuerbach (già uomo celebre e maturo) e Johanna Kapp, una giovanissima fanciulla bavarese (allora sedicenne). Insieme parteciparono alla Rivoluzione del 1848 e fianco a fianco vissero gli eventi sconvolgenti di quegli anni.

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lunedì 20 ottobre 2014

Il Testimone - Teatro Quirino (Roma)

Ilaria Guidantoni Sabato, 18 Ottobre 2014

Una rappresentazione di grande leggerezza ed originalità, un modo arioso e decisamente ironico per raccontare il dramma dei drammi: la collusione della giustizia con la mafia. Semplicemente inammissibile. Una scena fatta di nulla se non di simboli, faldoni, luci che spesso non funzionano e soprattutto parole illustra il dolore e l’opportunità di essere almeno una volta nella vita testimoni, se non della verità, della sua ricerca. Nonostante tutto è un testo di speranza perché afferma che opporsi è possibile e che il coraggio di non arrendersi, di scrivere e di testimoniare è già di per sè una vittoria.

Tangram Teatro presenta
Bebo Storti e Fabrizio Coniglio in
IL TESTIMONE
scritto da Mario Almerighi e Fabrizio Coniglio
diretto e interpretato da Bebo Storti e Fabrizio Coniglio

“Il testimone” - a metà tra il recital e il racconto giornalistico - racconta, facendo parlare solamente i fatti, un episodio lontano e dimenticato dalla memoria collettiva: quello dell’assassinio del magistrato Giacomo Ciaccio Montalto, impegnato nell’indagare i rapporti fra mafia di Trapani e narcotrafficanti. Un episodio apparentemente marginale quanto paradossalmente bizzarro: una piccola cittadina al centro di un crocevia di raffinazione per produrre eroina. Un pezzo di storia contemporanea, tratteggiata seguendo oggettivamente i fatti che si verificarono prima e dopo l’assassinio.

Un uomo colto, appassionato di letteratura e di musica, amante della libertà, innamorato del mare... fa il magistrato. Il gioco è con il giudice che poi si impegnerà come per vocazione a difenderne la memoria, senza rassegnarsi ad un secondo omicidio: quello che tenta di infangarne il nome, parlando di un delitto d’onore, di una storia di donne.

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Apre il Calabbria Teatro Festival

Ilaria Guidantoni  Venerdì, 17 Ottobre 2014

Al via a Castrovillari l’appuntamento annuale organizzato da Khoreia 2000 con una mostra sui Falsi d’autore dedicata al Futurismo e dintorni che prende avvio nel centro della cittadina, al Protoconvento francescano. In mostra un lavoro senza carte disegnate con la volontà di curare artigianalmente il lavoro.

Domenica, nella giornata conclusiva della manifestazione, l’asta di beneficienza che in quest’edizione sarà dedicata all’associazione Liberi nella sclerosi multipla. Tra le installazioni una tela sulla quale è proiettata l’immagine di Adamo ed Eva accanto al ‘Pino lorricato’, un albero tipico del Monte del Pollino alle falde del quale sorge Castrovillari; e “Love knows no color” sull’amore senza barriere etniche dell’associazione IntegrandoSì.

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mercoledì 15 ottobre 2014

"La Spallata" al Teatro Manzoni di Roma fino al 26 ottobre

Teatro Manzoni
30 Settembre| 26 Ottobre
Vanessa Gasbarri presenta
Antonio Conte, Giorgia Trasselli e Gabriella Silvestri ne
l'esilarante commedia di Gianni Clementi


LA SPALLATA

Premio Fondi La Pastora anno 2003
con Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori
regia Vanessa Gasbarri
scene Katia Titolo
costumi Michela Marino
musiche Simone Martino
luci Giuseppe Filipponio

Dopo la calorosissima accoglienza riservata dal pubblico lo scorso anno, in occasione del debutto al Teatro Roma ed il consenso entusiastico della critica,  torna in scena al Teatro Manzoni "La Spallata", l'esilarante commedia di Gianni Clementi, diretta da Vanessa Gasbarri, con protagonisti Antonio Conte, Giorgia Trasselli e Gabriella Silvestri.

Ritmo incalzante per un testo ben scritto, un'immersione folgorante in un angolo della Roma popolare Anni Sessanta, in pieno boom economico e tante contraddizioni che si affacciano all'orizzonte. Un quadro di famiglia, che non scade nel bozzetto di genere, un umorismo graffiante, ben oltre il caratteristico. I colpi di scena non sono boutade da commedia degli equivoci ma un'analisi psicologica attenta ai caratteri umani. Ottima l’interpretazione degli attori, un buon assortimento e un’orchestra che si muove armonica. Senza ombra di volgarità, la saggezza di una famiglia di periferia, i guai, i profili opposti di due sorelle vedove e i figli dai sogni facili e un po’ naïf. Il finale amaro: la fine dei sogni nello stesso giorno nel quale il Presidente degli Stati Uniti viene ucciso a Dallas. E’ la fine di un’epoca, del sogno americano, del boom economico. I giovani cominciano il lungo cammino della rassegnazione.

Apre la stagione del Teatro Manzoni questa saporita commedia capace di coniugare con equilibrio ed originalità una graffiante ironia ed il calore delle atmosfere familiari più tradizionali e genuine ma senza sentimentalismi. Lo spettacolo porta la firma - garanzia di umorismo brillante, assolutamente non volgare e adatto a spettatori di ogni età - di Gianni Clementi, autore di innumerevoli commedie teatrali che hanno conquistato senza riserve sia il pubblico italiano che quello straniero (per citare alcune delle più amate “Grisu’, Giuseppe e Maria”, “Ben Hur”, “Sugo Finto” e “L’ebreo”) e la regia è curata con appassionata dedizione ed entusiasmo da Vanessa Gasbarri.

La scena si apre su un interno popolare, la casa di una famiglia della periferia di Roma. Un salto indietro alla fine degli Anni Cinquanta per poi scavalcarli e arrivare al debutto degli Anni Sessanta ma il riferimento è ancora al passato. All’inizio in questa famiglia matriarcale non si avverte il vento nuovo se non nel sogno dei ragazzi e nella musica che giunge attraverso la radio. Vivono insieme due cognate rimaste vedove d’un sol colpo, che reagiscono in modo antitetico, quasi a simboleggiare due epoche, due mondi che stanno confliggendo. Alla fine le loro parti si invertiranno. E’ la donna più giovane, la voce narrante, la coscienza dello spettacolo e di un mondo al tramonto, consapevole della vita che per una paralisi resta senza la parola, ma come lei stessa confessa, acuisce la sua capacità di ascoltare. Una sorta di Cassandra muta, impossibilitata a cambiare il destino perché l’amore a volte non basta. I figli, tre ragazzi e una ragazza, coltivano sogni ingenui, troppo grandi per loro, rivelandosi incapaci di rimboccarsi le maniche per davvero, chi il cinema, chi la politica e la rivoluzione, chi gli affari o la tecnologia. Si uniscono piccoli sogni e grandi speranze. C’è qualcosa di comico, commovente nella sua ingenuità e perfino grottesco nell’impresa di pompe funebri dei tre fratelli come nell’attesa della fatidica telefonata che apra alla ragazza le porte di Hollywood. E’ la spallata che si attende, ma che invece di una svolta rischia di essere un gesto maldestro. In un ritmo serrato che cavalca un testo davvero ben scritto, la storia precipita tra illusioni e catastrofi e fa da specchio alla vita della famiglia: il sogno americano annegato in modo tragico, l’ideale dell’Urss che si sbriciola prima di realizzarsi, il grande cinema con i suoi compromessi banali, il progresso – dalla televisione, al telefono, agli affari facili – mentre l’Italia comincia a franare: è il dramma del Vajont. Sembra cronaca dei nostri giorni ma è già tutto successo. Corre l’anno 1963, l’epoca delle grandi rivoluzioni su scala mondiale, delle prime missioni spaziali, dei grandi contrasti, Mohamed Alì contro Joe Frazier, del grande mito americano, Marylin e John Kennedy, l’Italia del dopoguerra, Giovanni 23imo, Totò, Aldo Fabrizi ed Anna Magnani. Ci sono elementi inattuali, una certa religiosità popolare, quasi superstiziosa che si affida al parroco come un guaritore di quartiere e il decoro sociale ma questo non rende datato il testo né il valore dell’opera, anzi suona come un monito, un invito a reagire per non ripetere gli errori del passato.
Sullo sfondo una scenografia e una scelta dei costumi molto puntuale, ricca e precisa che ci fa tuffare in quegli anni e perfino rimpiangerli per una certa genuinità che svapora in un attimo. E’ in quel pomeriggio drammatico, il giorno dell’uccisione di Kennedy, che muoiono i sogni. Non è più possibile tutto. Succede qui come là. E’ una notizia trasmessa via radio che cambia per sempre le espressioni e non solo sui volti di una famiglia, forse l’accettazione del compromesso. La rassegnazione è solo una calma apparente che fa rimpiangere le liti, i bisticci, i conflitti che ci dicono che stiamo lottando per qualcosa che vale la pena.
Si ride, molto e di gusto, nel primo atto; ci si commuove nel secondo, si esce sconsolati. Certamente efficace l’analisi del profilo psicologico femminile della protagonista che diventa la chiave di lettura per lo spettatore. Adeguata e calzante l’interpretazione con alcune prove di grande registro.


TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c (piazza Mazzini), 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/3223634 - 06/3223538 - 06/3223604, fax 06/3203648, mail botteghino@teatromanzoni.info
Costo biglietti: Biglietto intero € 24, ridotto € 16 (bambini fino a 14 anni; over 65)
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00 (terzo giovedì di rappresentazione ore 17.00; quarto martedì di programmazione ore 19.00), sabato ore 17.00 ed ore 21.00, domenica ore 17.30, lunedì riposo
Come raggiungere il teatro:
Auto Privata  - Orario parcometri: 8,00-19,00 (escluso festivi)
Autobus - Linee ATAC vicino Piazza Mazzini: 18, 88, 224, 280, 495, 628, ecc.
Per calcolare i percorsi e gli orari dei mezzi pubblici consultare il sito:   www.atac.roma.it
Metropolitana - Metro linea A: Stazione di Lepanto
Sito internet Teatro Manzoni: www.teatromanzoni.info


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