martedì 21 novembre 2017

"Passaggi" di Paola e Paolo Staccioli a Scandicci, Firenze

Paola e Paolo Staccioli
Passaggi

presentazione del catalogo
Gli Ori | Editori contemporanei

giovedì 23 novembre, ore 18
libreria Centrolibro
piano terra Auditorium, Piazzale della Resistenza, Scandicci

intervengono
 gli artisti Paola e Paolo Staccioli, Marco Tonelli, curatore della mostra
Ornella Casazza e Antonio Natali, autori dei testi del volume
Sandro Fallani, Sindaco di Scandicci


Giovedì 23 novembre, alle ore 18, presso la libreria Centrolibro di Scandicci, al piano terra dell’Auditorium, nel Piazzale della Resistenza, sarà presentato Paola e Paolo Staccioli. Passaggi, Gli Ori | Editori contemporanei, catalogo della mostra in corso fino al 3 dicembre 2017, curata da Marco Tonelli. Insieme ai due artisti e al curatore, ci saranno Ornella Casazza e Antonio Natali, autori dei testi pubblicati nel volume, e il Sindaco di Scandicci, Sandro Fallani.

Il libro documenta l’allestimento dell’esposizione, con opere che si inseriscono in un percorso cittadino che dalla pensilina della fermata Resistenza della Linea 1 della Tramvia, che collega Firenze a Scandicci, si snoda attraversa il piazzale per arrivare all’interno del grande Auditorium, realizzato dell'architetto Richard Rogers. Ma racconta anche, attraverso i saggi che vi possiamo leggere, la storia che lega i due artisti, padre e figlia. È la storia di un viaggio, di un passaggio, di un mestiere che si tramanda. Paolo, classe 1943, e Paola Staccioli, nata nel 1972, usano entrambi, anche se con un’interpretazione poetica molto diversa, lo stesso materiale: la ceramica.

Scandicci, dove i due artisti vivono e lavorano, rende loro omaggio, aprendo per la prima volta all'arte contemporanea i suoi edifici e il suo centro più rappresentativo. Grato per questo riconoscimento, Paolo Staccioli, ha espresso il desiderio di donare al Comune una delle opere in mostra: Sfera con viaggiatori a riposo in ferro e bronzo.

Le grandi sculture di Paolo ci accolgono, già dalla pensilina della Tramvia e nella piazza della Resistenza, sono figure del mito e figure del quotidiano, sono guerrieri, guerriere e cavalli su ruote.
Ogni attore delle teatrali messinscena di Paolo è una creatura silente, assorta in pensieri impossibili da comunicare”, scrive Antonio Natali nel suo testo dal titolo Guerrieri e cavalli. I sogni mitici di Paolo Staccioli. “…Donne e uomini di fiaba che se ne stanno seduti su mondi a loro estranei, volgendosi – disinteressati l’uno dell’altro – le spalle. Figure raggelate nell’indifferenza; pronte, ora a partire per viaggi che l’esigue valigie lasciano presagire di piccolo tragitto, ora a farsi carico, come fossero della stessa schiatta d’un Atlante primordiale, del peso d’un globo.”
All’interno dell’Auditorium, le opere del padre dialogano con quelle della figlia. Di Paola abbiamo qui 15 gruppi di oggetti in ceramica smaltata. “Nella poetica di Paola Staccioli - Ornella Casazza sottolinea nel catalogo - sogno e realtà si incontrano e la sua inclinazione a esprimere l’impossibile e il fantastico prorompe e riesce ad animare forme con sensazioni di movimento. Così lastre sottili e ben sagomate si uniscono a formare improbabili Teiere che si inarcano, ondeggiano e si animano reggendosi su incerte e corte gambe, o sfoggiano bizzarre forme sferiche, irte di aculei che si accendono di riflessi metallici con il calore del fuoco.”
Come ribadisce Marco Tonelli nel suo saggio: “L’idea che ha provocato e prodotto la mostra Paola e Paolo Staccioli: Passaggi scaturisce proprio dal desiderio di creare un percorso nuovo scandito e segnalato da sculture in bronzo poste all’esterno per finire, passando internamente per statue in ceramica, ad oggetti d’uso comune anch’essi in ceramica. Il tema stesso di queste sculture, quello cioè del viaggiatore, del guerriero (maschile e femminile), della donna e dell’uomo edenici e seminudi uno di fronte all’altra, stanno ad annunciare un viaggio senza tempo e arcaico, testimoniato da sentinelle, cavalli su ruote con tutte le associazioni possibili del caso (giocattoli d’infanzia, inganni di Ulisse, gruppi equestri etruschi, guerrieri di Capestrano, Cavalli e Pomone di Marino Marini etc. etc).”

Passaggi è promossa dal Comune di Scandicci, con il contributo della Regione Toscana e della Città Metropolitana di Firenze, in collaborazione con Fondazione Museo Montelupo e Centro Pecci di Prato. Il progetto, sponsorizzato da Metalstudio e Chianti Banca, è realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2017.

Il catalogo, con testi del curatore e di Antonio Natali e Ornella Casazza, è pubblicato da Gli Ori  | Editori contemporanei e sarà in vendita presso la libreria a 15,00 euro.

Paola e Paolo Staccioli
Passaggi
a cura di Marco Tonelli
Scandicci, piazzale della Resistenza
30 settembre – 3 dicembre 2017

Spazi esterni: sempre aperta
Auditorium: venerdì ore 16-19, sabato e domenica ore 10-13 e 16-19
Ingresso libero

Info
Comune di Scandicci, Assessorato alla Cultura
tel +39 055 7591585/596 
Facebook Mostra Paola e Paolo Staccioli

Ufficio stampa
Davis & Co. – Lea Codognato/Caterina Briganti
tel +39 055 2347273 – fax +39 055 2347361

B/Bride vincitore Prima edizione Concorso teatrale #inpaltea


LO SPETTACOLO VINCITORE DELLA
Prima edizione del Concorso teatrale #inplatea

B/RIDE
SCRITTO E DIRETTO DA:
Giacomo Sette
29 e 30 novembre ore 21
Teatro Trastevere,via Jacopa de Settesoli 3,00153 Roma

IDEA E CONTRIBUTI AL TESTO:
Martina Giusti
CON: Martina Giusti, Azzurra Lochi e Simone Caporossi
MUSICHE: Luca Theos Boari Ortolani
e un brano inedito di Alice Giorgi
AIUTO REGIA: Azzurra Lochi
Una collaborazione “Anonima Sette” & Martina Giusti
Durante le due serate sia la platea presente in sala che i giurati della rivista voteranno lo spettacolo vincitore del concorso. All'entrata saranno distribuiti dei tagliandi grazie ai quali sarà possibile votare lo spettacolo in trentesimi.

Il 30 novembre la premiazione in base alla somma dei voti.
Se B/ride riuscirà a convincere gli astanti riceverà il premio #inplatea che rappresenta uno spettatore seduto su una poltrona teatrale, se invece non ci riuscirà, vincerà la poltrona vuota.


“Se una ragazza si sente realizzata nell'idea perfetta di una coppia da cerimonia, cosa le rimane quando questa crolla? E cosa resta del suo compagno?”
"B/RIDE" è un racconto teatrale ispirato al cortometraggio "Finché morte non ci separi", di Damian Szifron. Una vera e propria parabola in cui una sposa, davanti all’evidenza di un tradimento, deciderà di distruggere tutto ciò che aveva progettato mettendo in discussione convenzioni, famiglia, “bon ton". Farà a pezzi l’immagine della “sposa modello” per scoprire una nuova sé e trascinerà in questo vortice anche il suo uomo. Il tutto nel tempo di un ricevimento di nozze. Aperta la crepa del dubbio, del sospetto, dell'infedeltà e spogliati di macchine d'epoca e fotografie patinate, restano la donna e l'uomo – in tutta la loro imperfezione. La nostra sposa si scoprirà prima adultera, poi violenta, rissosa, vendicativa, e una volta svuotata, pronta per amare. Amare quello sposo adultero, violento, rissoso, vendicativo, svuotato che sarà, di riflesso, pronto per amarla.  Un processo di catarsi, di liberazione da tutto ciò che è preteso come "coppia" per ritrovarsi uno davanti l'altra, non più sposi ma amanti, finalmente sinceri. Liberati da ogni inibizione, mandando all’aria “ciò che si conviene”, i due finalmente si scopriranno. Con gli abiti stropicciati, il trucco colato, il respiro affannato, si guarderanno e si conosceranno. Per la prima volta. Quello sguardo sarà l’inizio di una nuova storia. “B/RIDE” racconta la distruzione, il brivido di demolire e la meraviglia di rinascere dalle macerie.
Sulla scena Martina Giusti, voce narrante e “burattinaia” della storia, è accompagnata dai “D.Um.Mi.Es.” – Doppi Umani Mitologici Esperimenti – Azzurra Lochi e Simone Caporossi, nei ruoli dei due sposi B. e Pier. La forma del monologo viene dunque messa in discussione dalla presenza di tre attori: un essere parlante e due “fantocci umani”, materie vive con cui interagire.  
“Una coppia immobile, dentro.
Un rapporto che non va da nessuna parte.
Un uomo e una donna ridotti ad essere l’ombra di sé stessi. Davanti a questa banale e comune crisi esistenziale e di rapporto, i due rispondono con il matrimonio ma non sembra essere la reazione adeguata. Simone Caporossi e Azzurra Lochi, lo sposo e la sposa, sono semplici pupazzi nelle mani di Martina Giusti, deus ex machina del dramma. Unica voce e corpo attivo dell’intero spettacolo, è ora i pensieri nascosti della sposa, ora quelli dello sposo, ora un’amante, ora un aitante bagnino, ora un padre, ora una madre – in definitiva il racconto.

Raccontare, per cercare qualcosa che si cela dentro e si crede perduto. I nostri due pupazzi non sono però completamente disumanizzati. Dentro hanno ancora qualcosa che preme per uscire.
Il loro corpo vive, reagisce, in modo impercettibile.
Quella che vogliamo creare è una mappa, appena percettibile per l’occhio, della complessità e vastità delle emozioni. Microscopica, infinitesimale, cavalcata e condizionata dal Fool narrante, l’emozione si muove per frammenti nella scena. Gli attori sono disposti geometricamente nello spazio, senza scenografia - uno spazio per le sole immagini stimolate dalla parola, dall’interpretazione e per le microazioni dei pupazzi. La scelta delle musiche composte da Luca Theos Boari Ortolani e del solo di Alice Giorgi seguono questa linea – la necessità di pulizia e chiarezza per far emergere ciò che di più profondo si muove dentro di noi. Questa pulizia non sempre è elegante: il suono può essere duro, ferito, aggressivo. Ma il tentativo è proprio questo: creare qualcosa che è così come si vede, complesso e nitido come la vita. Un’immagine dentro cui occhio ed emozione possono perdersi- pur nell’apparente stasi- fino alla catarsi finale, lasciata alla libera interpretazione degli attori entro i limiti della storia che portano.”
Cit Giacomo Sette

RASSEGNA STAMPA
“Un tessuto di profonda ironia fra pubblico, burattini e burattinaia, filato con precisione registica e con una tecnica accurata, fresca e dettagliata al contempo, che parla dell’individualità come meta e non come punto di partenza: uno spettacolo ispirato al cortometraggio “Finché morte non ci separi” di Damian Szifron, che va oltre al racconto e si sofferma sul percorso individuale, in un’ottica più sincronica che diacronica.
Uno spettacolo in cui liberarsi dal velo e dal papillon, immergersi in un lago e purificarsi.
Da quei “noi stessi” come ci hanno sempre voluti gli altri.”
Clizia Riva - «concretamentesassuolo»
“Sul palco spoglio del teatro attraversato solo da brevi e pertinenti intermezzi musicali, è Martina Giusti il demiurgo/la narratrice/l’interprete a due voci che si occuperà di muovere in tutto lo spazio i fili invisibili dei due attori-marionette – la cui muta ed efficace espressività del movimento riesce a ben controbilanciare l’accentuato istrionismo di Giusti – e le fila di una storia d’amore cucita sui corpi con tutte le sue relative fasi. Una storia come tante, quasi stereotipata ma che, grazie alla regia pulita ed equilibrata di Giacomo Sette, sfida la convenzionale forma-monologo, trasfigurandolo in una partitura a tre per movimento e voce e conferendogli quindi nuova linfa e originalità.”
Sarah Curati - «teatrosocialegualtieri»


Teatro Trastevere,via Jacopa de Settesoli 3,00153 Roma
orari: martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30 
Ufficio Stampa Vania Lai: vanialai1975@gmail.com 

lunedì 20 novembre 2017

Omaggio a Vladimir Majakovskij: Gianni Toti e l’utopia dell’Ottobre - Roma


IL PROGETTO E LE FORME DI UN CINEMA POLITICO A CENTO ANNI DALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Evento Speciale
Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento Fil.Co.Spe.
Giovedì 23 novembre 2017, ore 16:00-20:00
Via Ostiense 139, Aula Parco

Omaggio a  Vladimir Majakovskij: Gianni Toti e l’utopia dell’Ottobre

a cura di Marco Maria Gazzano
con la partecipazione di Vito Zagarrio, Sandra Lischi, Silvia Moretti
alla presenza di Pia Abelli Toti e Giovanni Abelli
in collaborazione con La Casa Totiana-Poetronicart e Kinema A.c.
ingresso libero

Trilogia majakovskijana (1983-1984)


VALERIAscopia o dell’amMAGLIattrice
VideoPoesia Tele Ballerina

Durata: 26’; Anno: 1983; Autore: Gianni Toti; Collaboratori: Maria Durione; Montaggio: Maurizio Bonomi, Carlo Pirani, Giuliano Piol; Musiche e audio: Emanuele Garofalo, Antonio Fantin; Interpreti: Valeria Magli; Produzione: Rai-Ricerca e Sperimentazione Programmi; Direttore di produzione: Alfredo Costa.

INCATENATA ALLA PELLICOLA

Durata: 70’ originali, ridotti a 60’; Anno: 1983; Autore: Gianni Toti; Collaborazione: Maria Durione; Montaggio: Maurizio Bonomi, Carlo Pirani, Giuliano Piol; Missaggio: Fosco Biasiotto; Musiche e audio: Emanuele Garofalo, Antonio Fantin; Produzione: Rai-Ricerca e Sperimentazione Programmi;Direttore di produzione: Alfredo Costa.

CUOR DI TELEMA

Durata : 83’; Anno : 1984; Autore: Gianni Toti (e Vladimir Majakovskij); Riprese: Cecio Bellero;
Montaggio: Maurizio Bonomi; Missaggio: Dante Mauri, Enrico Moresi, Riccardo Della Torre, Antonio Gigliofiorito, Fosco Biasiotto; Scenografia: Liuba Popova; Musiche e audio: Emanuele Garofalo, Giorgio Furiosi; Interpreti: Amy Werba, Colette Shammah, Giovanni Lombardo Radice, Marino Campanaro;Produzione: Rai-Ricerca e Sperimentazione Programmi; Direttore di produzione: Alfredo Costa.

La Trilogia è stata premiata dall’Association Internazionale pour la Vidéo dans les Art et la Culture (Aivac / Unesco) insieme al Consiglio d’Europa  e alla Giuria internazionale del Festival al V VideoArt Festival di Locarno (Svizzera, 1984).
Gianni Toti ha ripreso la storia del film di Majakovskij (Sakavànnaia filmòi, Urss 1918) nel libro La Leggenda di Cinelandia, Fahrenheit 451, Roma 1994.

Questa serie di opere, realizzate dall’allora glorioso Settore “Ricerca e Sperimentazione Programmi” della RAI Radiotelevisione Italiana, è stata premiata non solo al Video Art Festival di Locarno, ma anche in Francia, Germania e America Latina: e mai mandata in onda in TV.
Se non si tratta di un “inedito” della sperimentazione cinematografica in elettronica (analogica) dei primi anni Ottanta del Novecento, è certamente una riproposizione: mai più vista da più di trent’anni. Si tratta quasi di un inedito, o di un documento d’archivio, assai raro quanto seducente.
Gianni Toti – poeta elettronico,  cineasta e letterato di ricerca , considerato tra i padri fondatori della maturità videoartistica nel mondo – ottiene questi vertoviani “cinepoemi”, queste “opere video”, in realtà autentiche forme pioneristiche ma espressivamente avanzate di cinematografia in elettronica, partendo da uno spezzone di film donatogli alla fine degli anni Settanta dalla poetessa sovietica Lilja Jur'evna Brik, all’epoca musa ispiratrice di Vladimir Majakovskij. Lo spezzone di pellicola, conservato da Lilj Brik amorevolmente per decenni e donato al poeta italiano quale pegno di continuità espressiva tra linguaggi e forme rivoluzionarie sia della poesia che del cinema dagli anni Venti all’epoca della producibilità elettronica. Ed è uno dei rari film in cui Majakovskij si mostra come attore. “Incatenata al film” è anche, inoltre, un soggetto di Majakovskij nel quale, per la prima volta nella storia, un personaggio femminile rompe l’incantesimo della pellicola ed esce dallo schermo intervenendo (virtualmente) nella vita  e negli affetti degli spettatori. Tema che Gianni Toti rielabora nella Trilogia – affrontando sempre più precisamente non solo la posizione di Majakovskij sulla Rivoluzione d’Ottobre e sul cinema, ma, di volta in volta, temi complessi e affascinanti. Ad esempio quello del passaggio espressivo dalla pellicola al nastro magnetico, con lo sguardo al digitale ancora –  allora – da venire: dal Cinéma alTeléma, appunto.
La Trilogia è stata presentata alla fine del 1984 a Los Angeles; in sala era presente Woody Allen: e chissà che non si sia ispirato a Toti e a Majakovskij (naturalmente senza mai averlo ammesso) per La rosa purpurea del Cairo, (Usa 1985) con Mia Farrow?


Le Cartaviglie della Casa Totiana (2017)


La parola poesia è la prima poesia
Pensieri e immagini di Gianni Toti sulla poesia, in Realtà Aumentata
Rubettino editore

Gianni Toti era un visionario. Uno che gli occhiali per la realtà aumentata se li era disegnati addosso in tempi non sospetti. E immaginava nuvole, profetici “cloud”, che collegassero dati e contenuti. Gianni Toti viaggiava con una macchina fotografica truccata dove un campanello, posto tra l’otturatore e l’obiettivo, gli consentiva di cogliere di sorpresa quanto lo circondava. Portava al collo un borsello pieno di penne, matite, pennarelli. Passeggiava per le capitali del mondo con la telecamera accesa a penzoloni, perché voleva vedere la realtà da altri punti di vista. E non smetteva mai di commuoversi di fronte al cielo azzurro, agli alberi e ai versi di Majakovskij. Poeta, cineasta, giornalista, inventore irriverente di neologismi e di non-libri, alla ricerca ostinata del pensiero non ancora pensato, a 60 anni Toti si avvicina a una consolle elettronica in uno studio televisivo. Diventa poetronico. Compone dapprima videopoesie, poi VideoPoemOpere. La tecnologia elettronica, per non parlare in seguito del digitale, gli consente di realizzare ciò che prima era stato solo un suo miraggio: trasformare le parole e i pensieri in immagini-sonore, e suoni immaginati, in movimento. Questo oggetto-libro che avete tra le mani è un omaggio che La Casa Totiana dedica a Gianni Toti (1924-2007) a dieci anni dalla sua scomparsa, e un tributo al suo universo poetico che si è sviluppato nei decenni e articolato attraverso vari media: “La mia immaginazione attendeva le tecnologie elettroniche!” diceva spesso. Cosa avrebbe sperimentato oggi Gianni Toti? Alla domanda ha risposto La Casa Totiana realizzando le “Cartaviglie in Realtà Aumentata” con il contributo della start-up innovativa Poetronicart e della casa editrice Rubbettino. 6 tavole libere e una app mobile scaricabile su dispositivi android e Ios, per far esplodere gli indizi poetici entrando in universi espansi da esplorare attraverso animazioni, interviste, contributi grafici e video. Eccolo, il multi-verso di Gianni Toti.

giovedì 16 novembre 2017

Alice nel paese delle cartaviglie di Gianni Toti

Alice nel Paese delle cartaviglie di Gianni Toti

Appuntamento a 

Invideo 2017 16 - 19 novembre Mostra internazionale di video e cinema oltre


Sabato 18 novembre alle 18:30  La Casa Totiana e Poetronicart presentano il primo numero de Le Cartaviglie in realtà aumentata edite da Rubbettino
Per l’occasione sarà proiettato il mediometraggio di Gianni Toti “Alice nel paese delle cartaviglie”.


SAVE THE DATE || PROGRAMMA INVIDEO 16 NOVEMBRE
14/11/2017



 Istituto Europeo di Design IED via Sciesa, 4 - Milano dalle 09.00 alle 11.00 y Spazio Oberdan, Sala Alda Merini viale Vittorio Veneto, 2

 - Milano dalle 21.00 alle 23.45

lunedì 6 novembre 2017

A Roma una mostra di icone russe, raffinata e contemporanea


L’icona russa, preghiera e misericordia – Palazzo Braschi (Roma)

Scritto da   Lunedì, 06 Novembre 2017 
L’icona russa, preghiera e misericordia – Palazzo Braschi (Roma)
Una mostra di grande raffinatezza che tocca l’epoca tarda delle icone dal ‘600 che ha respirato il soffio del Barocco europeo, nel cuore del centro di Roma. La mostra, come recita il sottotitolo, la preghiera e la misericordia, vuole esprimere l’essenza della cristianità e la valenza universale dell’arte russa attraverso i secoli, spaziando tra le maestranze di Mosca e San Pietroburgo e quelle delle regioni rurali più tradizionali, attraversando tematiche differenti.

Arriva nel cuore della Capitale, in una piazza simbolo del Barocco, piazza Navona una mostra di icone russe, curata da Lilija Evseeva, con 36 opere che coprono un arco temporale che va dal XVII secolo al XXI, dal 10 ottobre al 3 dicembre 2017, per simboleggiare il valore delle maestranze russe nel tempo e il respiro del soffio dell’arte europea, del Barocco in questo caso, come ha voluto sottolineare l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi presso la Santa Sede.
La mostra di grande ricercatezza sembra ispirarsi al tema della misericordia simbolo dell’anno liturgico 2016 secondo Papa Francesco ma intende altresì sottolineare il centro della cristianità dal punto di vista sociale come la preghiera ne identifica l’aspetto spirituale. 

Per una lettura completa dell'articolo: http://www.saltinaria.it/recensioni-arte/arte-recensioni/icona-russa-preghiera-misericordia-palazzo-braschi-roma-recensione-mostra.html

L'infanzia di un capo di Brady Corbet


“L’infanzia di un capo” – regia di Brady Corbet

Scritto da   Lunedì, 06 Novembre 2017 
“L’infanzia di un capo” – regia di Brady Corbet
Una sorprendente opera prima con un tocco noir, psicologicamente profondo, impeccabile nella conduzione, di struggente tristezza: scelta degli interpreti e cura degli ambienti, abiti, luci e musiche di grande raffinatezza. Il dramma tutto interiore che vive un bambino “trapiantato” in un altro Paese, nutrito di un amore che non sa comunicare, dove l’austerità e la severità sono scudi del malessere. Sullo sfondo il periodo tetro che dalla Grande Guerra porterà l’affermazione dei totalitarismi. In costume ma non storico, niente di didascalico e già visto.

Uscito nelle sale il 29 giugno 2017, distribuito da Fil Rouge Media, 'L'infanzia di un capo', opera prima di Brady Corbet, interpretato da Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Stacy Martin, Liam Cunnnigham e Tom Sweet. Il film, definito dal New York Times “Un ritratto convincente e sostenuto da un cast eccellente”, ha vinto il Premio Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima 'Luigi De Laurentiis' e il Premio Orizzonti per la Miglior Regia alla 72° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Per una lettura completa dell'articolo: http://www.saltinaria.it/news-arte/eventi-e-arte-news/infanzia-di-un-capo-regia-di-brady-corbet.html