sabato 25 novembre 2017

Andrej e l'assenza di sé, uno spettacolo singolare


Andrej, l'assenza di sé - Ex ospedale psichiatrico San Salvi (Firenze)

Scritto da   Sabato, 25 Novembre 2017 
Andrej, l'assenza di sé - Ex ospedale psichiatrico San Salvi (Firenze)
La passione verso l’opera di un grande maestro del cinema, Andrej Tarkovskij, e il fascino esoterico di un altro Andrej, il pittore russo e santo protagonista dell’omonimo film Andrej Rublëv, sono i cardini attorno i quali si inanella “Andrej - l'assenza di sé”, il nuovo spettacolo di e con Francesco Chiantese, che è stato presentato in anteprima nazionale in forma di studio a Firenze, presso l’ex-ospedale psichiatrico San Salvi. Uno spettacolo straniante, come il luogo che lo ospita, che può essere lo spunto per un lavoro interessante quanto intrigante e complesso per l’intreccio simbolico. In scena in realtà il concept è molto semplice e calca sulla presenza scenica dell’attore e il lavoro intorno al corpo.

Produzione Accademia Minima del Teatro Urgente / Teatro dei Sintomi
ANDREJ - l'assenza di sé
primo studio
spettacolo di e con Francesco Chiantese
assistente alla regia Matteo Pecorini
consulenza musicale Maurizio Costantini
con la collaborazione di Alessia Cristofanilli per il dialogo e l’Andrej Tarkovsky International Institute


Per una lettura completa dell'articolo: http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/andrej-l-assenza-di-se-ex-ospedale-psichiatrico-san-salvi-firenze-recensione-spettacolo.html

Giulia Maggiotti, un’artista poliedrica

Giulia Maggiotti, un’artista poliedrica


L’artista è nata a Roma dove oggi vive e lavora. Pittrice e scultrice inizia il suo percorso artistico nel 1975.  Rivelata al pubblico, fin dalle sue prime mostre riscuote un notevole consenso, testimoniato dai vari premi e attestati che le vengono conferiti. Per confrontarsi, si iscrive all’accademia delle Belle Arti di Roma.  Due sue opere vengono utilizzate come copertina per romanzi dalla casa editrice Sovera. In questo periodo sta preparando una mostra come scultrice e anche creatrice di gioielli, il suo nuovo orizzonte.

Incontrandola le abbiamo chiesto come si sia avvicinata all'arte e ci ha raccontato che fin da piccola  la piaceva disegnare i volti e ha cominciato così a modellare maschere con l'argilla, un’abilità  che ha sviluppato nella ritrattistica,  dedicandosi poi scultura in bronzo, argento, marmo, argilla e altri materiali.
Attualmente sta sperimentando, con i nuovi dispositivi mobili, nuove creazioni artistiche. 
La bellezza classica, la forza e l'amore sono i suoi temi di riferimento.

Attualmente tratta opere sul femminicidio delle donne e il problema dell'immigrazione. In questo momento in particolare sta lavorando all'arte orafa, creando  gioielli in argento, bronzo e altre leghe, con pietre intarsiate. Accanto a questo tipo di attività, il progetto editoriale per la realizzazione di favole per bambini, già in parte pubblicate su Amazzon.

venerdì 24 novembre 2017

Donne e mafia, uno spettacolo teatrale per un Lazio senza mafie

DONNE e MAFIA
Spettacolo teatrale con canti e musiche dal vivo
a cura di Simonetta De Nichilo.

con Eleonora Belcamino, Chiara Carpentieri, Simonetta De Nichilo, Anna Rita Gullaci, Matilde Piana, Tiziana Santercole, Roberta Sciortino, Chiara Spoletini.




Voci di donne, di ragazze, di madri che cercano uno spazio di legalità prima di tutto dentro di loro, nella loro vita e poi nel loro paese.
Donne che lottano e raccontano storie che ci trasportano in un viaggio nel tempo e nei luoghi che hanno visto la nascita e lo sviluppo del fenomeno 
mafioso.

Donne di Mafia che testimoniano una realtà femminile in cui forza morale, coraggio, capacità di affermare i propri valori, unite all’amore (un amore fatto anche di stima, per figli, fratelli o mariti, vittime della ferocia mafiosa), aiutano a sfidare coraggiosamente un sistema, sono donne che osano opporsi non solo all’organizzazione mafiosa ma alla stessa cultura di cui si è sempre circondata.

Donne e Mafia si apre come un racconto dal sapore e dalle sonorità antiche, usa la struttura della tragedia greca, e poi piano piano lo spettatore viene trasportato fino ai nostri giorni. Lo spettacolo mostra che la mafia non è un fenomeno situato in un tempo e un luogo lontano ma è oggi e qui. La mafia esiste è in mezzo a noi, dentro di noi. Oggi più potente di ieri perché si è infiltrata nei nostri comportamenti, e l’illegalità per molti è diventata un modello per “vincenti”.

Attraverso lo studio sul corpo e sulla voce, le sette protagoniste raccontano
l’esperienza di sette donne che hanno avuto a che fare con la mafia.
Nella prima parte parlano le donne che hanno rotto il silenzio, madri sorelle, figlie che da vestali del “disvalore” si trasformano in donne che si ribellano alla cultura mafiosa, forti, fiere, ma anche fragili: Serafina Battaglia (1962), Michela Buscemi (1985) Rita Atria (1992) e Maria Concetta Cacciola (2011). 
Nella seconda parte invece parlano le donne che hanno vissuto accanto a uomini che hanno lottato contro il potere mafioso e sono diventate instancabili promotrici della cultura della legalità: Saveria Antiochia, Rosaria Costa e Lucia Borsellino.

Le voci di queste donne raccontano che la mafia non è un’organizzazione criminale e basta: “mafia è organizzazione del pensiero. E’ un modo sbagliato di rispondere a violenza con violenza. Mafia è chiudere, speranze, prospettive. Mafia è spirale, che ti convince che tutto è così, che sempre è così, che ogni volta sarà così.

Lo spettacolo vuole essere un invito alla consapevolezza che ognuno di noi può contribuire, nel ruolo che riveste, a indebolire la mentalità di cui si nutre la mafia.
“Perché c’è una linea sottile tra il mafioso e l’uomo libero: in Sicilia o ovunque sulla faccia della terra”.

Si chiama scelta e spetta a noi

Lo spettacolo è stato premiato al Festival Antimafie e Diritti Umani
DIRITTINSCENA Roma 2013 come II migliore spettacolo e premio per la
migliore attrice, Chiara Spoletini interprete di Rita Atria.
“Opera intensa ed appassionate interpretata con maestria e passione dalla compagnia teatrale Crea. La regia di Simonetta De Nichilo, capace di gestire al meglio l’essenza corale dell’opera, esalta un testo difficile e toccante”.

Giugno 2014 Festival Trame, libri sulle mafie, Lamezia Terme.
“Donne di Mafia e Donne al fianco di chi combatte la mafia e ha pagato con la vita questa lotta. In una cornice riflessiva, scevra di tutto ciò che è superfluo, in cui il battito dei tamburi e i canti siciliani solleticano la coscienza e la mente, fino a toccarle. Sino ad emozionarci, in maniera, pura, candida, genuina, ispirati dalla speranza che le scelte quotidiane, anche quelle piccole e apparentemente insignificanti, possono uccidere la mafia”.
Simone Corbisiero






mercoledì 22 novembre 2017

Lavia rilegge Prévert con "I ragazzi che si amano"


I ragazzi che si amano - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da   Mercoledì, 22 Novembre 2017 
I ragazzi che si amano - Teatro della Pergola (Firenze)
Ha debuttato in prima nazionale al Teatro della Pergola di Firenze, dal 14 al 19 novembre, “I ragazzi che si amano”, il nuovo spettacolo di e con Gabriele Lavia: recital, monologo, dialogo con il pubblico, anche se sembra contraddittorio, che restituisce l’atmosfera del poeta dei caffè e dei boulevard, Jacques Prévert, ridotto purtroppo talora al poeta dei cioccolatini. Il regista e interprete trova ironia e leggerezza in questo spettacolo, uno sguardo divertito e maturo, lontano dal Lavia impegnato e non per questo meno incisivo. E’ il trionfo dell’emozione con la sua freschezza e tormento, il suo poco ritegno che è il bacio della giovinezza e anche della giovinezza della modernità, dove i sogni erano possibili, più di oggi. Tra una battuta, un ammiccamento, versi recitati e reinterpretati, Lavia non rinuncia alla profondità del suo sguardo, al décortiquer la lingua di Prévert e dell’amore, facendosi dotto senza mai perdere l’ironia e la nonchalance del palcoscenico. Lo spettacolo è impreziosito dalle musiche di Giordano Corapi ed è prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana.

Fondazione Teatro della Toscana presenta
I RAGAZZI CHE SI AMANO
uno spettacolo di e con Gabriele Lavia
da Jacques Prévert
musiche Giordano Corapi
produzione Fondazione Teatro della Toscana
Per una lettura completa dell'articolo: http://www.saltinaria.it/recensioni/spettacoli-teatrali/i-ragazzi-che-si-amano-gabriele-lavia-teatro-della-pergola-firenze-recensione-spettacolo.html

martedì 21 novembre 2017

"Passaggi" di Paola e Paolo Staccioli a Scandicci, Firenze

Paola e Paolo Staccioli
Passaggi

presentazione del catalogo
Gli Ori | Editori contemporanei

giovedì 23 novembre, ore 18
libreria Centrolibro
piano terra Auditorium, Piazzale della Resistenza, Scandicci

intervengono
 gli artisti Paola e Paolo Staccioli, Marco Tonelli, curatore della mostra
Ornella Casazza e Antonio Natali, autori dei testi del volume
Sandro Fallani, Sindaco di Scandicci


Giovedì 23 novembre, alle ore 18, presso la libreria Centrolibro di Scandicci, al piano terra dell’Auditorium, nel Piazzale della Resistenza, sarà presentato Paola e Paolo Staccioli. Passaggi, Gli Ori | Editori contemporanei, catalogo della mostra in corso fino al 3 dicembre 2017, curata da Marco Tonelli. Insieme ai due artisti e al curatore, ci saranno Ornella Casazza e Antonio Natali, autori dei testi pubblicati nel volume, e il Sindaco di Scandicci, Sandro Fallani.

Il libro documenta l’allestimento dell’esposizione, con opere che si inseriscono in un percorso cittadino che dalla pensilina della fermata Resistenza della Linea 1 della Tramvia, che collega Firenze a Scandicci, si snoda attraversa il piazzale per arrivare all’interno del grande Auditorium, realizzato dell'architetto Richard Rogers. Ma racconta anche, attraverso i saggi che vi possiamo leggere, la storia che lega i due artisti, padre e figlia. È la storia di un viaggio, di un passaggio, di un mestiere che si tramanda. Paolo, classe 1943, e Paola Staccioli, nata nel 1972, usano entrambi, anche se con un’interpretazione poetica molto diversa, lo stesso materiale: la ceramica.

Scandicci, dove i due artisti vivono e lavorano, rende loro omaggio, aprendo per la prima volta all'arte contemporanea i suoi edifici e il suo centro più rappresentativo. Grato per questo riconoscimento, Paolo Staccioli, ha espresso il desiderio di donare al Comune una delle opere in mostra: Sfera con viaggiatori a riposo in ferro e bronzo.

Le grandi sculture di Paolo ci accolgono, già dalla pensilina della Tramvia e nella piazza della Resistenza, sono figure del mito e figure del quotidiano, sono guerrieri, guerriere e cavalli su ruote.
Ogni attore delle teatrali messinscena di Paolo è una creatura silente, assorta in pensieri impossibili da comunicare”, scrive Antonio Natali nel suo testo dal titolo Guerrieri e cavalli. I sogni mitici di Paolo Staccioli. “…Donne e uomini di fiaba che se ne stanno seduti su mondi a loro estranei, volgendosi – disinteressati l’uno dell’altro – le spalle. Figure raggelate nell’indifferenza; pronte, ora a partire per viaggi che l’esigue valigie lasciano presagire di piccolo tragitto, ora a farsi carico, come fossero della stessa schiatta d’un Atlante primordiale, del peso d’un globo.”
All’interno dell’Auditorium, le opere del padre dialogano con quelle della figlia. Di Paola abbiamo qui 15 gruppi di oggetti in ceramica smaltata. “Nella poetica di Paola Staccioli - Ornella Casazza sottolinea nel catalogo - sogno e realtà si incontrano e la sua inclinazione a esprimere l’impossibile e il fantastico prorompe e riesce ad animare forme con sensazioni di movimento. Così lastre sottili e ben sagomate si uniscono a formare improbabili Teiere che si inarcano, ondeggiano e si animano reggendosi su incerte e corte gambe, o sfoggiano bizzarre forme sferiche, irte di aculei che si accendono di riflessi metallici con il calore del fuoco.”
Come ribadisce Marco Tonelli nel suo saggio: “L’idea che ha provocato e prodotto la mostra Paola e Paolo Staccioli: Passaggi scaturisce proprio dal desiderio di creare un percorso nuovo scandito e segnalato da sculture in bronzo poste all’esterno per finire, passando internamente per statue in ceramica, ad oggetti d’uso comune anch’essi in ceramica. Il tema stesso di queste sculture, quello cioè del viaggiatore, del guerriero (maschile e femminile), della donna e dell’uomo edenici e seminudi uno di fronte all’altra, stanno ad annunciare un viaggio senza tempo e arcaico, testimoniato da sentinelle, cavalli su ruote con tutte le associazioni possibili del caso (giocattoli d’infanzia, inganni di Ulisse, gruppi equestri etruschi, guerrieri di Capestrano, Cavalli e Pomone di Marino Marini etc. etc).”

Passaggi è promossa dal Comune di Scandicci, con il contributo della Regione Toscana e della Città Metropolitana di Firenze, in collaborazione con Fondazione Museo Montelupo e Centro Pecci di Prato. Il progetto, sponsorizzato da Metalstudio e Chianti Banca, è realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea 2017.

Il catalogo, con testi del curatore e di Antonio Natali e Ornella Casazza, è pubblicato da Gli Ori  | Editori contemporanei e sarà in vendita presso la libreria a 15,00 euro.

Paola e Paolo Staccioli
Passaggi
a cura di Marco Tonelli
Scandicci, piazzale della Resistenza
30 settembre – 3 dicembre 2017

Spazi esterni: sempre aperta
Auditorium: venerdì ore 16-19, sabato e domenica ore 10-13 e 16-19
Ingresso libero

Info
Comune di Scandicci, Assessorato alla Cultura
tel +39 055 7591585/596 
Facebook Mostra Paola e Paolo Staccioli

Ufficio stampa
Davis & Co. – Lea Codognato/Caterina Briganti
tel +39 055 2347273 – fax +39 055 2347361

B/Bride vincitore Prima edizione Concorso teatrale #inpaltea


LO SPETTACOLO VINCITORE DELLA
Prima edizione del Concorso teatrale #inplatea

B/RIDE
SCRITTO E DIRETTO DA:
Giacomo Sette
29 e 30 novembre ore 21
Teatro Trastevere,via Jacopa de Settesoli 3,00153 Roma

IDEA E CONTRIBUTI AL TESTO:
Martina Giusti
CON: Martina Giusti, Azzurra Lochi e Simone Caporossi
MUSICHE: Luca Theos Boari Ortolani
e un brano inedito di Alice Giorgi
AIUTO REGIA: Azzurra Lochi
Una collaborazione “Anonima Sette” & Martina Giusti
Durante le due serate sia la platea presente in sala che i giurati della rivista voteranno lo spettacolo vincitore del concorso. All'entrata saranno distribuiti dei tagliandi grazie ai quali sarà possibile votare lo spettacolo in trentesimi.

Il 30 novembre la premiazione in base alla somma dei voti.
Se B/ride riuscirà a convincere gli astanti riceverà il premio #inplatea che rappresenta uno spettatore seduto su una poltrona teatrale, se invece non ci riuscirà, vincerà la poltrona vuota.


“Se una ragazza si sente realizzata nell'idea perfetta di una coppia da cerimonia, cosa le rimane quando questa crolla? E cosa resta del suo compagno?”
"B/RIDE" è un racconto teatrale ispirato al cortometraggio "Finché morte non ci separi", di Damian Szifron. Una vera e propria parabola in cui una sposa, davanti all’evidenza di un tradimento, deciderà di distruggere tutto ciò che aveva progettato mettendo in discussione convenzioni, famiglia, “bon ton". Farà a pezzi l’immagine della “sposa modello” per scoprire una nuova sé e trascinerà in questo vortice anche il suo uomo. Il tutto nel tempo di un ricevimento di nozze. Aperta la crepa del dubbio, del sospetto, dell'infedeltà e spogliati di macchine d'epoca e fotografie patinate, restano la donna e l'uomo – in tutta la loro imperfezione. La nostra sposa si scoprirà prima adultera, poi violenta, rissosa, vendicativa, e una volta svuotata, pronta per amare. Amare quello sposo adultero, violento, rissoso, vendicativo, svuotato che sarà, di riflesso, pronto per amarla.  Un processo di catarsi, di liberazione da tutto ciò che è preteso come "coppia" per ritrovarsi uno davanti l'altra, non più sposi ma amanti, finalmente sinceri. Liberati da ogni inibizione, mandando all’aria “ciò che si conviene”, i due finalmente si scopriranno. Con gli abiti stropicciati, il trucco colato, il respiro affannato, si guarderanno e si conosceranno. Per la prima volta. Quello sguardo sarà l’inizio di una nuova storia. “B/RIDE” racconta la distruzione, il brivido di demolire e la meraviglia di rinascere dalle macerie.
Sulla scena Martina Giusti, voce narrante e “burattinaia” della storia, è accompagnata dai “D.Um.Mi.Es.” – Doppi Umani Mitologici Esperimenti – Azzurra Lochi e Simone Caporossi, nei ruoli dei due sposi B. e Pier. La forma del monologo viene dunque messa in discussione dalla presenza di tre attori: un essere parlante e due “fantocci umani”, materie vive con cui interagire.  
“Una coppia immobile, dentro.
Un rapporto che non va da nessuna parte.
Un uomo e una donna ridotti ad essere l’ombra di sé stessi. Davanti a questa banale e comune crisi esistenziale e di rapporto, i due rispondono con il matrimonio ma non sembra essere la reazione adeguata. Simone Caporossi e Azzurra Lochi, lo sposo e la sposa, sono semplici pupazzi nelle mani di Martina Giusti, deus ex machina del dramma. Unica voce e corpo attivo dell’intero spettacolo, è ora i pensieri nascosti della sposa, ora quelli dello sposo, ora un’amante, ora un aitante bagnino, ora un padre, ora una madre – in definitiva il racconto.

Raccontare, per cercare qualcosa che si cela dentro e si crede perduto. I nostri due pupazzi non sono però completamente disumanizzati. Dentro hanno ancora qualcosa che preme per uscire.
Il loro corpo vive, reagisce, in modo impercettibile.
Quella che vogliamo creare è una mappa, appena percettibile per l’occhio, della complessità e vastità delle emozioni. Microscopica, infinitesimale, cavalcata e condizionata dal Fool narrante, l’emozione si muove per frammenti nella scena. Gli attori sono disposti geometricamente nello spazio, senza scenografia - uno spazio per le sole immagini stimolate dalla parola, dall’interpretazione e per le microazioni dei pupazzi. La scelta delle musiche composte da Luca Theos Boari Ortolani e del solo di Alice Giorgi seguono questa linea – la necessità di pulizia e chiarezza per far emergere ciò che di più profondo si muove dentro di noi. Questa pulizia non sempre è elegante: il suono può essere duro, ferito, aggressivo. Ma il tentativo è proprio questo: creare qualcosa che è così come si vede, complesso e nitido come la vita. Un’immagine dentro cui occhio ed emozione possono perdersi- pur nell’apparente stasi- fino alla catarsi finale, lasciata alla libera interpretazione degli attori entro i limiti della storia che portano.”
Cit Giacomo Sette

RASSEGNA STAMPA
“Un tessuto di profonda ironia fra pubblico, burattini e burattinaia, filato con precisione registica e con una tecnica accurata, fresca e dettagliata al contempo, che parla dell’individualità come meta e non come punto di partenza: uno spettacolo ispirato al cortometraggio “Finché morte non ci separi” di Damian Szifron, che va oltre al racconto e si sofferma sul percorso individuale, in un’ottica più sincronica che diacronica.
Uno spettacolo in cui liberarsi dal velo e dal papillon, immergersi in un lago e purificarsi.
Da quei “noi stessi” come ci hanno sempre voluti gli altri.”
Clizia Riva - «concretamentesassuolo»
“Sul palco spoglio del teatro attraversato solo da brevi e pertinenti intermezzi musicali, è Martina Giusti il demiurgo/la narratrice/l’interprete a due voci che si occuperà di muovere in tutto lo spazio i fili invisibili dei due attori-marionette – la cui muta ed efficace espressività del movimento riesce a ben controbilanciare l’accentuato istrionismo di Giusti – e le fila di una storia d’amore cucita sui corpi con tutte le sue relative fasi. Una storia come tante, quasi stereotipata ma che, grazie alla regia pulita ed equilibrata di Giacomo Sette, sfida la convenzionale forma-monologo, trasfigurandolo in una partitura a tre per movimento e voce e conferendogli quindi nuova linfa e originalità.”
Sarah Curati - «teatrosocialegualtieri»


Teatro Trastevere,via Jacopa de Settesoli 3,00153 Roma
orari: martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30 
Ufficio Stampa Vania Lai: vanialai1975@gmail.com