mercoledì 28 settembre 2016

I N S T A L L A Z I O N E  D I

WOYTEK
Habemus Papam. Il gallo è morto

Roma, Ex Cartiera Latina
Sala Appia
Via Appia Antica, 42

1 – 16 ottobre 2016



In occasione del Giubileo della Misericordia, l’installazione dell’artista di origini polacche da anni attivo in Germania Woytek “Habemus Papam. Il gallo è morto”, ospitata nella suggestiva struttura di archeologia industriale dell’Ex Cartiera Latina dal 1° al 16 ottobre 2016, è costituita da una scultura in bronzo di cm. 250 raffigurante un Vescovo con in mano un gallo e da pannelli con disegni preparatori. “La tematica è quella del libero arbitrio in relazione all’intervento divino quale si presenta nel brano evangelico relativo al tradimento di Pietro: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte”. (S. Severi).

Woytek, “Habemus Papam. Il gallo è morto”
Particolare della mano sinistra


L’evento, che si avvale del Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, dell’Ambasciata del Granducato di Lussemburgo, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia, è a cura di Stefania Severi e Maria Luisa Caldognetto e avrà luogo sabato 1° ottobre alle ore 16.30 unitamente ad una performance ideata dallo scultore stesso. La riflessione che l’installazione sollecita viene ulteriormente amplificata dalla lettura di testi connessi al tema e dall’esecuzione per la prima volta in Italia di brani musicali che il celebre musicista tedesco Timo Jouko Herrmann ha scritto espressamente per l’artista.

Woytek, nato nel 1962, è uno scultore di origini polacche che, dopo aver seguito i primi studi artistici in Polonia, si è perfezionato alla Scuola di Scultura di Friburgo. Lavora il bronzo, la pietra e l’acciaio e si dedica con passione anche alla produzione grafica. Da anni risiede in Germania ed ha al suo attivo numerose mostre in Germania ed in Nuova Zelanda dove le sue opere sono ospitate in spazi pubblici e privati.

L’installazione
Il tema è collegato alla figura di Pietro ed invita a riflettere sulla figura del Santo Primo Vescovo di Roma in riferimento all’evento del Rinnegamento o Negazione di Pietro narrato in tutti e quattro i Vangeli. L’artista con la sua opera vuole far meditare sul ruolo dell’intervento divino in rapporto al concetto di libero arbitrio denunciando, inoltre, un mondo che sta perdendo il senso del sacro.
Dal punto di vista formale, “l’opera mette in luce indubbie qualità estetiche, inclusive di varie poetiche diacroniche. Si tratta di una figura dalla forma molto allungata che sembra ispirarsi alla plastica gotica se non fosse per la sua impostazione ‘aperta’, cioè non riconducibile entro un solido geometrico di riferimento. L’accentuato dinamismo dell’insieme e il pathos, che la gestualità enfatizzata e l’espressione del volto trasmettono, rimandano altresì alla plastica barocca.” (S. Severi).

Il luogo
L’evento è già stato presentato in Germania a Walldorf ed a Colonia ma il tema “Habemus Papam. Il gallo è morto”, così legato alla figura di Pietro e al ruolo del Pontefice, ha in Roma un impatto ben diverso da quello che può avere in Germania perché a Roma ancora oggi risiede il successore di Pietro. Pietro è, con Paolo, patrono della città, e qui tutto parla del Principe degli Apostoli: la Basilica Vaticana, il tempietto di San Pietro in Montorio, San Pietro in vincoli, il Carcere Mamertino dove fu prigioniero.
A Roma l’opera di Woytek viene ad assumere un’ulteriore valenza poiché al concetto di libero arbitrio si aggiunge, proprio nello spirito del Giubileo, il concetto di misericordia: la misericordia divina nei confronti di Pietro che, pur avendo rinnegato Cristo per tre volte, è perdonato.
Per questa manifestazione le curatrici hanno individuato a Roma uno spazio perfettamente adeguato, l’Ex Cartiera Latina, vicina alla Chiesetta del Quo Vadis che celebra un episodio molto simile a quello evangelico. Proprio qui sull’Appia, Pietro, che sta fuggendo da Roma, incontra Cristo e torna sui suoi passi. È un nuovo segno che Dio manda a Pietro. Potremmo anche questa volta porci la domanda: e se Cristo non fosse apparso? Cosa avrebbe fatto Pietro? Allo stesso modo la domanda che pone l’opera di Woytek è: se il gallo non avesse cantato, come si sarebbe comportato Pietro? Avrebbe ugualmente seguito la strada indicatagli dal Maestro? Sarebbe diventato il Pietro che il cristiano conosce?

La performance
La collocazione della scultura e dei pannelli all’interno della Sala Appia costituisce il punto focale di riflessione grazie alla collocazione radiale dei musicisti e dell’attrice protagonisti della performance. I brani sono tutti correlati alle tematiche suggerite dall’installazione e le composizioni fanno da inedito contrappunto sonoro.
Le musiche di Herrmann (1978), celebre per aver scoperto un inedito a firma Mozart e Salieri e grande esperto di quest’ultimo, sono state integrate con musiche di Arcangelo Corelli (1653-1713).
Alla lettura di F. Dostoevskij “Il grande inquisitore” (da I fratelli Karamazov), sono state aggiunte letture dal Vangelo di Marco, Atti di Pietro, Gaudium et spes, H. Sienkiewicz Quo Vadis – in considerazione del luogo -, Evangelii Gaudium.

Woytek, “Habemus Papam. Il gallo è morto”
Bronzo, cm 250


CONCERTI E CONFERENZE
Durante il periodo espositivo sono stati organizzati concerti, conferenze, letture correlati dal fil rouge costituito dal luogo, il II miglio della Via Appia, con riflessioni che dall’antichità giungono all’oggi.

Domenica 2 ottobre ore 10.30
Storie del secondo miglio: l’età dei Severi.
Introduce e coordina Stefania Severi
Romolo Augusto Staccioli (Archeoclub): Il sepolcro di Geta
Roberto Alessandrini (Legio II Parthica): Settimio Severo
Chiara Pavoni interpreta il Monologo di Giulia Domna di Stefania Severi
Lucio Castagneri (regista e scrittore): L’editto dell’anno 200 d. C.

Sabato 8 ottobre ore 16.30
Concerto di musica sacra
Coro Polifonico della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura
Roberto Musto, direttore
Simone Temporali, organo
Gregorio Izzo, clarinetto
Giovanna Bronzetti e Ciro Fantasia, percussioni
Musiche di F. Ghedini, G.F. Händel, R. Musto, L. da Victoria e anonimi

Domenica 9 ottobre ore 10.30
Storie del secondo miglio: la Regina Viarum e il Museo della Torretta
Introduce e coordina Stefania Severi
Luisa Chiumenti (architetto): La Regina Viarum
Giulia Romano: il Museo della Torretta tra paganesimo e cristianesimo (visita guidata)

Sabato 15 ottobre ore 16.30
Storie del secondo miglio: itinerari cinquecenteschi tra letteratura, arte e cronaca
Introduce Stefania Severi
Maria Luisa Caldognetto presenta Patrizia Debicke van der Noot, autrice dei romanzi L’uomo dagli occhi glauchi (Ed. Corbaccio 2010) e La congiura di San Domenico (Todaro Editore 2016). L’attrice Chiara Pavoni legge alcuni estratti


FINISSAGE: domenica 16 ottobre ore 10.30

Catalogo: Edizioni Convivium di Luxembourg con testi di Stefania Severi, Maria Luisa Caldognetto, Marion Vogt e Timo Jouko Herrmann. Prezzo: € 10,00


Orario mostra: sabato e domenica 9.00 – 19.30
INGRESSO GRATUITO A TUTTI GLI EVENTI
Per informazioni: cell. 328/9097609 Cooperativa Sociale Apriti Sesamo ONLUS
Organizzazione: Cooperativa Sociale Apriti Sesamo ONLUS



martedì 27 settembre 2016

Giorgio De Chirico. Ritorno al Castello – Castello di Conversano (Bari)

Scritto da   Martedì, 27 Settembre 2016 
Giorgio De Chirico. Ritorno al Castello – Castello di Conversano (Bari)
luglio-novembre 2016
Una piccola mostra ben allestita diventa l’occasione per visitare il Castello di Conversano, paese gioiello dell’entroterra barese, con una buona selezione di opere di piccole e medie dimensioni. Nata dallo spunto dell’opera barocca dell’artista greco di nascita, “Ritorno al castello” che dà il titolo all’esposizione, illustrata in modo puntuale, permette di ricostruire il percorso di uno degli artisti più noti del Novecento.

La mostra – curata da Mariastella Margozzi, Fondazione Giorgio e Isa De Chirico - raccoglie 27 dipinti. 10 litografie, 8 disegni e 5 sculture. "Ritorno al castello" è uno dei titoli più suggestivi che De Chirico dà ai suoi quadri "neobarocchi " degli anni Quaranta e Cinquanta, ma anche ad alcune tele della stagione "neo-metafisica" degli anni Sessanta e Settanta.

Per chi volesse leggere integralmente l'articolo: http://www.saltinaria.it/recensioni-arte/arte-recensioni/giorgio-de-chirico-ritorno-al-castello-di-conversano-bari-recensione-mostra.html

domenica 25 settembre 2016

Hokusai Hiroshige Utamaro – Palazzo Reale (Milano), 22 settembre 2016 - 29 gennaio 2017

Scritto da   Domenica, 25 Settembre 2016 
Hokusai Hiroshige Utamaro – Palazzo Reale (Milano), 22 settembre 2016 - 29 gennaio 2017
Mercoledì 21 settembre alle ore 12.00 nella Sala Conferenze di Palazzo Reale (Piazza Duomo 14, terzo piano) l’anteprima per la stampa della mostra HOKUSAI HIROSHIGE UTAMARO aperta al pianoterra di Palazzo Reale dal 22 settembre al 29 gennaio 2017.

In occasione dei 150 anni dell’amicizia tra Italia e Giappone, con epicentro il fil rouge tra Edo-Tokyo e Milano, la celebrazione dei vertici dell’ukiyoe, il mondo fluttuante di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, paesaggisti i primi, cantore delle beltà femminili il terzo. Un viaggio suggestivo di grande raffinatezza che ha la capacità di unire il senso immobile della tradizione cristallizzata nel fascino della ripetizione e della ritualità codificata con la modernità sorprendente che ha affascinato e influenzato fortemente l’estetica europea. Un’occasione per una rilettura storica e per la sottolineatura dell’intreccio tra arte e artigianalità: il passaggio in Giappone dall’arte aristocratica a quella borghese.
Attraverso una selezione di oltre 200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla prestigiosa collezione del Honolulu Museum of Art un viaggio nel Mondo Fluttuante che all’etica del samurai contrappone il godimento di ogni singolo momento, il piacere e il divertimento in ogni sua forma, nelle opere singolari dei tre maestri che ancora oggi rimangono punti di riferimento indiscussi. Katsushika Hokusai (1760-1849), artista eccentrico e libero da convenzioni, sperimentatore di vari generi, è attualmente il nome più noto internazionalmente dell’arte giapponese, tanto che la sua Onda è riconosciuta come icona dell’arte nipponica. Nell’esposizione è affiancato da Utagawa Hiroshige (1797-1858), altro pittore di paesaggi in mostra presente con le visioni delle stazioni di posta e dei ponti dai nomi poetici e da Kitagawa Utamaro (1753-1806), il più noto artista ritrattista delle donne delle case di piacere. I tre artisti segnano il passaggio dell’arte appannaggio dell’aristocrazia e dei samurai, alla fruizione da parte dell’allora nascente società borghese.

Per una lettura completa dell'articolo:

sabato 17 settembre 2016

Il Museo Tomi Ungerer a Strasburgo



Museo Tomi Ungerer (Strasburgo)

Scritto da   Venerdì, 16 Settembre 2016 Museo Tomi Ungerer (Strasburgo)
Tomi Ungerer, da illustratore di libri per l’infanzia, a pubblicitario e autore di satire scomode.
Un museo singolare intitolato a un personaggio vivente, con alcune mostre temporanee sempre sul tema dell’illustrazione a 360 gradi: libri per l’infanzia, campagne pubblicitarie e autore di satire ironiche, graffianti, ammiccanti o grottesche sulla guerra, oggetto di censura, ma fine disegnatore.
Ho avuto l’occasione di visitare questo museo singolare grazie a Christine Mathy, che ha ereditato l’azienda paterna Sky Dress, di abbigliamento sportivo, del quale l’Alsazia è stata in qualche modo pioniera. Non è un caso questo incontro perché l’autore al quale è intitolato il museo nel centro di Strasburgo ha disegnato tra l’altro una serie di litografie acquerellate numerate per questo marchio. Emerge anche in questa immagine il tratto ironico di uno sciatore che presta soccorso ad una sciatrice caduta approfittando per un gentil approccio. E’ l’ironia che diventa qualche volta un po’ sfacciata talaltra quasi disturbante – soprattutto per la sua battaglia figurativa contro la guerra – il tratto caratteristico del suo stile.

Per una lettura integrale dell'articolo: http://www.saltinaria.it/recensioni-arte/arte-recensioni/museo-tomi-ungerer-strasburgo-recensione-cultura.html