mercoledì 5 febbraio 2014

Verdi a Roma - Accademia dei Lincei

Domenica, 02 Febbraio 2014 Ilaria Guidantoni

Dal 3 dicembre 2013 all'8 febbraio 2014
Prorogata di un mese

La prima volta per Roma di un binomio poco conosciuto ma importante per varie ragioni. Una mostra documentaria, ricostruita con un lavoro di cesello per una serie di prestiti, dal tono scientifico e didattico, di grande profilo narrativo, prerogativa della biblioteca dell’Accademia del Lincei. Un’esposizione da ascoltare e guardare per gli splendidi costumi verdiani e i bozzetti e incisioni delle prime delle opere, oltre che per una serie di documenti. Dalle prime composizioni di Verdi a Roma fino all’inaugurazione nel 1938 del Teatro di Caracalla, nel segno del grande compositore. E’ l’occasione per ripercorrere un secolo di storia d’Italia attraverso la cultura musicale e il mondo del teatro, che a Roma racconta inevitabilmente l’intreccio non sempre felice con la politica.

Verdi a Roma, un argomento che per la prima volta viene presentato, dopo tante mostre sul compositore e dopo che altre città gli hanno offerto un tributo come Milano e Venezia, eppure della Capitale fu cittadino onorario e deputato. Per altro vero è che il rapporto del grande personaggio con la città fu contrastato e a fasi alterne, certamente critico. L’Accademia ha svolto un lavoro di grande impegno, grazie anche al contributo del Ministero dei Beni Culturali, con un taglio storico-scientifico prorogando di un mese l’esposizione del successo, superiore alle aspettative. Lo sforzo non è trascurabile perché siamo pur sempre in una Biblioteca dove le persone vanno per raccogliersi e studiare. La mostra è dedicata al musicologo linceo Pierluigi Petrobelli, che sottolineava come la concezione drammatica del compositore prendesse le mosse da un impulso figurativo: “Verdi ‘vede’ i suoi personaggi in azione mentre compone la musica delle sue opere; ‘Vede’ e avverte come essenziale lo spazio in cui essi agiscono”.

La ragione di questa mostra è anche l’esposizione di un cospicuo fondo di lettere verdiane che, acquistato a più riprese tra il 1930 e il 1940, rende ragione dell’uomo Verdi e delle sue collaborazioni. In particolare si ricorda il carteggio con De Sanctis, Piroli e Giuseppina Strepponi che ci rivela una serie di impegni nel teatro che non si conoscevano per via diretta.

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