martedì 25 febbraio 2014

Dialogo tra intimità e città nel movimento del colore. Marco Tamburro a Brera

7 am 
 Lunedì, 24 Febbraio 2014 Ilaria Guidantoni

Marco Tamburro apre di un nuovo un capitolo milanese, sceglie l’olio su tela, conserva il bianco e nero dato come un colore tra gli altri con inserti ampi di rosso che talora attraversano la tela trascinandola nella narrazione. Sono istantanee in movimento, una pennellata che è in presa diretta. L’irrequietudine trapela dagli interni dove la poltrona rossa e lo studio, ma anche la camera da letto, sono punti fermi – e mobili del proprio mondo interiore – che si affacciano a strapiombo sulla città. Il confine tra interni domestici e strade metropolitane si annulla o meglio si fluidifica e si intreccia perché non assaporiamo calore, pace e intimità in quegli ambienti strattonati dalla vita. La figura umana è d’un côté anche quando è al centro, quasi esclusivamente femminile, di spalle, discreta eppure ingombrante.
vento freddo

Abbiamo incontrato Marco Tamburro a Brera, nella Galleria AM Antonio Miniaci, uno spazio internazionale dove l’artista non è nuovo. A Milano non è una prima, ma un ritorno, e la nostra curiosità è sul perché di questa scelta che da qualche mese lo ha portato di nuovo al nord della Capitale, mesi di grande attività e concentrazione ci ha raccontato. “E’ stata un’esigenza che mi è cresciuta dentro, diventando ad un certo momento irrinunciabile. Sono così, non mi spavento, quando sento il bisogno di mettermi in cammino, prendo i miei attrezzi e parto”.
Una necessità legata ad un’occasione di lavoro, alla vita personale? Con una certa reticenza ci dice “entrambe le cose, le dimensioni sono intrecciate”.

niente di nuovo
Ci accompagna a vedere la mostra dove i suoi tratti, le pennellate decise che creando un’onda, un tragitto nel quale si è costretti a correre con lo sguardo anche quando l’immagine è quello di un salotto, si riconoscono. C’è una scelta di campo più decisa e coraggiosa anche a livello di tecnica, sembra messa da parte la sperimentazione – non esclusa – per costruire un percorso di approfondimento. I colori bianco, nero e rosso sono ancora dominanti con qualche inserto di giallo, tra l’altro, secondo la teoria funzionale dei colori, la tinta che indica la scelta. “La novità più importante – sottolinea – è la messa in comunicazione tra gli interni e gli esterni quasi sempre guardati da dentro verso il fuori, ma in alcuni casi anche al contrario: non c’è più un vero e proprio confine ma un dinamismo che corre nelle due dimensioni”.

La recensione integrale su Saltinaria.it

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