mercoledì 22 luglio 2015

"Accoppiamenti giudiziosi", talk con Alfredo Macchi, Luciano del Castillo, María Rosa Jijón

In attesa della recensione su Saltinaria.it vi proponiamo qualche immagine del primo degli incontri legati alla mostra romana Teatri di guerra

Accoppiamenti giudiziosi

talk con
Alfredo Macchi, Luciano del Castillo, María Rosa Jijón

Roma, inARS Art Gallery e Libreria Arion Montecitorio

Inaugurato il primo degli incontri dal titolo “Accoppiamenti giudiziosi” proposto nell’ambito della mostra Teatri di Guerra promosso da inARS Art Gallery il 16 luglio negli spazi della galleria presso la Libreria Arion a Piazza Montecitorio a Roma dove si sono incontrati i giornalisti e fotoreporter Alfredo Macchi e Luciano del Castillo con l’artista e attivista dell’Ecuador María Rosa Jijónper confrontarsi sul tema della Guerra tra immagini e parole. Come raccontare i conflitti? La domanda al centro del dibattito.

A partire dalla mostra Teatri di Guerra, dal libro War Landscapes (Tempesta Editore, Roma 2015) di Alfredo Macchi, e dal lavoro dell’artista ecuadoriana María Rosa Jijón, la riflessione del moderatore e curatore degli incontri Fabio Pizzicannella in merito alla percezione, rappresentazione e sulla documentazione della guerra.

Il ciclo di incontri denominati “Accoppiamenti giudiziosi” prende spunto e titolo dall’omonimo racconto di Carlo Emilio Gadda, per proporre l’accostamento tra opere di diverse discipline e/o personalità. Intellettuali, giornalisti, esperti di arte contemporanea e artisti sono di volta in volta invitati ad approfondire le possibili connessioni tra opere d’arte visiva e un libro, a partire dal tema della mostra in corso.

venerdì 17 luglio 2015

De rerum natura. A Pietrasanta va in scena la natura

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 12 Luglio 2015

Supra terram, prima tappa di un percorso tra arte e natura

A Pietrasanta va in scena la natura con Barbara Paci, proprietaria dell’omonima galleria d’arte, nella cittadina toscana di gallerie e fonderie artistiche. Luglio è all’insegna della natura che diventa protagonista dell’arte e destinataria. Il viaggio di Barbara è in due tappe, rispettivamente dedicati alle terre emerse – con le opere di Andrea Collesano, disegnatore su carta anticata di balene emerse e frutti - e al mare.

Abbiamo incontrato Barbara Paci per chiederle come sia nata l’idea. «Dall’amore e dall’attenzione alla tutela verso la natura – ci ha raccontato – in particolare per la flora e la fauna che ho da sempre e che mi sono trovata a condividere con una serie di artisti con i quali lavoro. Tra l’altro per un caso il Curatore della mostra, Enrico Mattei, che qualche anno fa ha allestito a Villa Bertelli al Forte dei Marmi un’esposizione di Andrea Collesano, mi ha comunicato una sua scelta sempre più orientata all’ecosostenibilità, sia nell’arte sia nello stile di vita personale.» Il progetto non sposa solo una causa culturale e sociale legata alla natura, ma anche un progetto di charity che questa volta la gallerista ha scelto di tenere distinto dall’opera d’arte, configurandola come un percorso intrecciato all’attività artistica sebbene autonomo per varie ragioni, anche in tema di efficacia e per allargare il pubblico che pur amando natura ed arte non fa parte dei collezionisti d’arte; in modo che si avvicini ad una filosofia nuova del quotidiano. E’ nato così il Contest legato alla vendita di oggetti realizzati con i sacchi di carta per cemento, riciclati, e impreziositi da alcuni dettagli di Andrea Collesano: porta cellulari o porta ipad, pochette e oggetti di uso comune con uno stile green (e prezzi compresi tra i 15 e i 35 euro), il ricavato della vendita die quali è destinato a cinque associazioni per la tutela degli animali, precisamente, Sea Shepherd (assalitori di baleniere), Save the Dogs, A.N.P.A.N.A, African Parks (associazione olandese) e Il Rifugio degli Asinelli. Il Contest prevede che attraverso la pagina fb, che enfatizza l’idea della condivisione partecipativa, emozionale ed anche l’uso della tecnologia e dei linguaggio dei social network, l’associazione più “cliccata” vinca il monte premi raccolto con le donazioni. E' possibile votare sulla pagina facebook - www.facebook.com/BarbaraPaciGalleriaDarte.

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martedì 7 luglio 2015

Orafi Italia alla casa Museo Poldi Pezzoli

Scritto da  Ilaria Guidantoni Giovedì, 02 Luglio 2015

Una mostra per esaltare il made in Italy nella sua componente di eccellenza tecnica e produttiva come anche di tradizione culturale con un focus sul tema del nutrimento in omaggio all’Expo 2015. L’iniziativa sposa l’impresa orafa con una casa museo di fama internazionale che ha nel gioiello il proprio simbolo.

La piccola mostra “Gioiello – arte e nutrimento dell’anima”, in programma dal 25 giugno al 27 luglio a Milano, è organizzata dal Club Orafi Italia associazione di imprese indipendente nata nel 1980 per promuovere l’eccellenza produttiva e della tradizione di uno dei prodotti simboli dello stile italiano – presso il Museo Poldi Pezzoli, casa museo noto a livello internazionale e realizzato nel 1881 dal collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli. L’associazione non è casuale perché il museo ospita gioielli antichi ed in particolare è rappresentato dalla Dama del Pollaiolo con le famose perle. Non solo ma il Club Orafi Italia ha sostenuto il restauro di due preziosi smalti limosini, una Pace con l’Adorazione del bambino e una Pace con la Pietà entrambe del 1500 circa, opere della collezione museale. Per la prima volta Broggian, Cesari e Rinaldi, Chantecler, Fope, Forevemark, Enzo Liverino, Vendorafa Lombardi e Vhernier espongono tutti insieme in un museo sul tema del gioiello quale nutrimento, non solo del piacere per l’effetto appagante della bellezza degli oggetti ma anche in associazione al valore del cibo sul quale l’Expo sta riflettendo.

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venerdì 26 giugno 2015

La Street art nel cuore di Tunisi

Ilaria Guidantoni Martedì, 23 Giugno 2015

Da un’iniziativa francese un viaggio sui muri della Tunisia

Le 32 Bis è una galleria dal sapore Underground: sembra di entrare in un luogo berlinese per chi ne ha un po’ dimestichezza o forse anche in certe strutture di Amsterdam. L’esempio ha tra l’altro una qualche assonanza dato che la galleria aperta a giugno è ospitata nell’antica fabbrica Phillips, un edificio a tre piani di architettura olandese risalente agli Anni Sessanta del Novecento. A cinque minuti a piedi dalla centrale Avenue Bourguiba, alle spalle dell’Hotel Africa, nel caos della città, si apre questo spazio nuovo e innovativo per la Tunisia, frutto del duro lavoro di Yosr Ben Ammar e Mehdi Ben Cheikh.

Il punto di partenza è l’arte urbana, corrente artistica ormai riconosciuta internazionalmente che in questo sud si è affacciata dopo la rivolta, come anche è accaduto in Egitto. In Tunisia, in particolare, nel giugno del 2014la Galleria Itinerance di Parigi (Tour Paris, 13) alla quale è legato Mehdi Ben Cheikh ha realizzato nell’isola di Djerba il primo museo a cielo aperto, Djerbahood. Un’iniziativa impressionante, sorprendente, ironica che ha fatto rivivere il villaggio di El-Ryadh a due passi dalla celebre Sinagoga, la ġriba. Molti degli artisti internazionali che per un mese hanno lavorato en plein air si sono ritrovati ad esporre in questo luogo, dedicato in generale all’arte contemporanea e pitturato anche all’esterno. E’ un’iniziativa importante per Tunisi e la Tunisia che negli ultimi hanno stanno conoscendo un risveglio e un fermento delle arti plastiche e anche un modo per far vivere questo angolo della città che non è “meritevole” a priori di una visita, non essendo né turistico, né residenziali, né con monumenti e palazzi degni di nota.

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mercoledì 3 giugno 2015

“EU 013 L’Ultima Frontiera” di Alessio Genovese

Ilaria Guidantoni Martedì, 02 Giugno 2015

Prima Mondiale alla 54° edizione del Festival dei Popoli

Prima Internazionale Festival di Rotterdam IFFR 2014

Il primo film documentario girato nei C.I.E. italiani uscito nel 2013, torna tristemente di attualità non solo per il lavoro “artistico” innovativo quanto per la tematica. Ho avuto l’occasione di vederlo ad Erice in occasione della conferenza internazionale “The Mediterranean as Seen by Insiders and Outsiders” sponsorizzata dal Mediterranean Centre for Intercultural Studies, che si è tenuta ad Erice tra il 27 e il 30 maggio 2015. Originale nel taglio, documentario non freddo, non tecnico, non crea separazione tra intervistatore e intervistato ma ascolta le voci in una sorta di narrazione continua, tra testimonianze variegate di tutte le parti in causa: giornalisti, operatori, forze dell’ordine, “detenuti”. Non solo politicamente corretto o non tale in senso formale è una presa diretta nel vero senso della parola e per questo apprezzabile particolarmente, denotando un’esperienza professionale ed una capacità empatica forte da parte dei realizzatori. Alessio Genovese ci ha raccontato infatti di aver avuto permessi solo per tre ore di sosta nei centri, un intervallo irrisorio, per incontrare l’altro e riuscire a muoversi in uno spazio sconosciuto. Quello che vorrei sottolineare è la continuità tra reportage e film realizzata in una sorta di dissolvenza naturale: non è solo un reportage, non è un film documentario, è una testimonianza che si nutre di culture diverse e il risultato è fluido ed emozionante. Un altro elemento sul quale vorrei focalizzare l’attenzione è l’importanza data all’ambiente architettonico come una rispondenza dissonante all’aspetto umano: la violenza disumanizzante degli ambienti e la capacità dell’inquadratura e dello zoom su alcuni particolari dove lo sguardo della ripresa si pone senza enfasi ma con grande capacità critica in grado di suscitare emozioni e geometrie dell’anima. I centri di accoglienza si raccontano come centri di detenzione, anche senza bisogno di parole. Ne emerge l’assurdo di un costo economico oltre che sociale che crea un’economia distorta e un peso psicologico e sociale, là dove potrebbe esserci un’occasione di sviluppo.

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mercoledì 27 maggio 2015

Presentata l'edizione 2015 di Cinedeaf alla Rai

E’ stata presentata oggi presso la Sala Arazzi della Rai di viale Mazzini, la terza edizione del Cinedeaf, il Festival Internazionale del Cinema Sordo di Roma, che si terrà dal 5 al 7 Giugno 2015 presso lo storico Teatro Palladium.  Dalla sua nascita, nel 2012, Cinedeaf rappresenta una vetrina di respiro internazionale e un importante spazio di incontro culturale, per tutti. Patrocinata da Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Rai – Radio Televisione Italiana, Ministero degli Affari Esteri, Prix Italia, Ente Nazionale Sordi, Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e Municipio VIII, con la mediapartnership di Comunità Radiotelevisiva Italofona, Agenzia ANSA e Vlog Sordi, gode sin dalla sua prima edizione di numerose collaborazioni con realtà associative e istituti di cultura che ne hanno compreso il valore culturale.
Invitati a intervenire, Loredana Cornero - Segretaria generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona - ha sottolineato l’impegno di RAI nei confronti delle tematiche legate alla sordità e ha evidenziato l’interesse della Comunità Radiotelevisiva Italofona a sostenere il festival poiché crede fortemente nella possibilità di veicolare, attraverso le molteplici espressioni di ogni lingua, non soltanto la bellezza ma anche l'importanza della cultura come fattore di inclusione sociale e sviluppo personale. A seguire il Professor Ivano Spano - Commissario Straordinario dell’Istituto Statale per Sordi di Roma (ISSR) - ha presentato l'impegno dell'ente per la diffusione e la promozione della lingua e della cultura sorda, attraverso le attività e i servizi che esso offre sul territorio. Ha poi raccontato la nascita del Festival, di cui l’ISSR è promotore, e la mutata considerazione delle persone sorde nella società odierna attraverso la loro stessa rappresentazione nella storia del cinema.
Linda Lanzillotta - Vice Presidente del Senato – ha raccontato il suo incontro con la LIS attraverso la scuola bilingue (Italiano-Lingua dei Segni Italiana) frequentata dalle nipoti e di come questa esperienza l’abbia arricchita personalmente. La LIS, ha affermato, è una vera e propria lingua con una sua struttura grammaticale e sintassi e, come tale, fa parte del nostro patrimonio culturale di italiani e di europei e le va resa dignità.
Pierluigi Regoli - Assessorato alla Cultura e alle politiche Giovanili della Regione Lazio – che ha seguito il Festival sin dalla sua prima edizione afferma di averlo visto crescere significativamente e di apprezzarne, non soltanto la funzione sociale ma anche la qualità artistica. Ha poi sottolineato come il carattere itinerante attraverso lo spostamento in diversi quartieri della città di Roma abbia contribuito a sensibilizzare la Città su questioni culturali e sociali.
Rosanna Grimaldi - Direzione Generale per il Cinema del MiBACT - ha dato risalto al respiro internazionale del CINEDEAF che si sta facendo spazio nel panorama culturale della città di Roma.
Alle 13, puntuale per il pranzo, il saluto di Chef Rubio, testimonial d'eccezione del Cinedeaf, che con la sua video ricetta della Cacio e Pepe in LIS lancia l'appuntamento con la cerimonia di premiazione in sua compagnia del Cinedeaf domenica 7 giugno alle ore 21.00.
A chiudere Valeria Golino, madrina d’onore della manifestazione, e Deborah Donadio, una delle organizzatrici del Festival, hanno raccontato la loro collaborazione sul set del film Per amor vostro, in cui la Golino interpreta la mamma di un ragazzo sordo, e hanno lanciato insieme l’hashtag per la campagna #LazioLoveLIS a supporto del recente riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana da parte del Consiglio Regionale del Lazio perché questo, dice Deborah “è un segnale presente che dà speranze per un futuro possibile: quello di un riconoscimento della LIS a livello nazionale”.

Le anime delle metropoli di Carmine Ciccarini. Roma, Biblioteca Angelica

Ilaria Guidantoni, 24 Maggio 2015

Dall’iperealismo fotografico ad uno sguardo emozionale sulle grandi metropoli che si animano dalla parte del vissuto umano, anche quando finiscono per inghiottirlo. C’è una nuova tecnica e uno stile differente che segna il biennio 2013-2014 nella pittura di Carmine Cerrarini. La mostra segna una volta anche nel titolo: le città viste nel segno dell’anima che è vita.

Carmine Ciccarini torna a Roma, nello stesso luogo – la Biblioteca Angelica della centrale Piazza Sant’Agostino – ad un anno di distanza e segna una svolta senza buttarsi alle spalle al passato. Per scelta, ci ha raccontato dall’inaugurazione della sua personale “Le anime delle metropoli”, ha deciso di mostrare i lavori di un decennio più o meno, dal 2005 al 2015, per dare continuità ad un lavoro che non è rinnegato né superato ma si è ampliato e ha trovato una nuova angolatura. Dopo anni di dedizione all’architettura, che resta la passione di questo medico abruzzese di Chieti, sempre più dedito all’arte, che ha fotografato città senza persone, la presenza umana diventa un elemento essenziale anche se non centrale tecnicamente parlando.

La fotografia resta il punto di partenza dell’ispirazione di Carmine dal quale però oggi prende la giusta distanza per distaccarsi dalla riproduzione creando una sorta di “capriccio” barocco, unendo elementi provenienti da tableaux vivants diversi. Una sorta di contaminazione che diventa emozionale, sfumata Cambia lo stile e cambia, si affina la tecnica, con una maggiore sperimentazione, talora spericolata: il disegno con la penna acrilica, i cartoni ruvidi per sottolineare il tema di un’opera o ancora l’incausto sull’olio che mangia il colore. Il soggetto centrale della sua arte resta la metropoli, New York in prima linea che conobbe negli anni Ottanta restandone profondamente impressionato - ma anche Chicago, Londra, Sidney, Parigi. Se si possono rintracciare ascendenze futuristiche o legate a Sironi per la fascinazione della città contemporanea, l’attenzione per l’architettura, la monumentalità della modernità o ancora a Hopper per il senso di desolazione e solitudine, c’è una nota mediterranea che stempera la modernità tecnica e fotografica nell’emozione, nella vibrazione della partecipazione. Lo sguardo prima sempre dall’alto di città solitarie dove la presenza umana era intuita attraverso elementi funzionali alla vita come un lampione e un taxi che ne denunciavano comunque l’esistenza, diventa ora una presa diretta dal basso, lo sguardo appoggiato su un particolare e l’attenzione all’umano anche quando emarginato dall’invasività dell’urbanizzazione.

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