lunedì 21 dicembre 2015

Kamikaze Number Five - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Sabato, 19 Dicembre 2015

Originale, straniante, spiazzante, provocatorio, allucinatorio, per certi aspetti surreale, nitido, carnale e a tratti nebuloso. E’ tutto questo ma sfugge a ogni definizione. E’ la confessione delirante e strabiliante ad un tempo di un kamikaze, in una inedita congiunzione del sacro con il profano. Esplosivo, per l’appunto, da risultare a tratti grottesco se non fosse drammatico. Un’interpretazione di alto profilo e una prestazione singolare. Woody Neri porta in scena "Kamikaze Number Five" di Giuseppe Massa, con la regia di Giuseppe Isgrò, al Teatro dell'Orologio fino a domenica 20 dicembre.

KAMIKAZE NUMBER FIVE
di Giuseppe Massa
con Woody Neri
regia Giuseppe Isgrò
dramaturg Francesca Marianna Consonni
suono Giovanni Isgrò
sarta Camilla Magnani
produzione Phoebe Zeitgeist e Vanaclu'
in coproduzione con Progetto Goldstein
in collaborazione con Teatro dell'Orologio, Associazione Teatrale Pistoiese, La Corte Ospitale Rubiera, Spazio OFF Trento

La piccola sala, dal soffitto basso, dipinta di nero, senza separazione tra palcoscenico e pubblico, un piano sotto terra del Teatro dell’Orologio di Roma, è l’abitacolo perfetto per rendere la pièce più che credibile. Sufficientemente angusto da rendere inquietante una performance che non sembra recitata soprattutto di questi tempi. Cosa passa nella testa di un suicida omicida stragista che può colpire perfino la sua casa? Ce lo saremo chiesto tante volte in questi ultimi tempi, dove la parola kamikaze è una delle più usate ed abusate.

Siamo in un clima di sospensione: è il dies irae, il giorno del giudizio, dalla parte del protagonista, un monologo allucinato con Dio, l’angelo, con il proprio padre, la propria madre e perfino una figlia. E’ una dichiarazione d’odio, di chi non ha più un cuore perché aveva fame e se l’è mangiato. E’ la guerra dichiarata ai maiali, in particolare al presidente dei maiali, che sono tutti i non credenti, specie forse quelli che di maiali si cibano. E’ una lotta senza quartiere, senza ragioni, contro tutto quello che non è esattamente l’interpretazione Coranica, secondo questa mostruosa deformità che il mondo chiama Isis e che meglio sarebbe definire Da’ich o comunque lo si voglia chiamare: terrorismo di matrice sedicente islamista.

La recensione integrale su Saltinaria.it

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