martedì 15 gennaio 2013

"La vita davanti", da Emile Ajar - Teatro dei conciatori (Roma)


Lunedì, 14 Gennaio 2013 Ilaria Guidantoni



Un monologo che riempie la scena con una vera e propria performance e un’energia tutta interiore come il messaggio che lascia, una domanda: "Si può vivere senza amore?". E’ quello che ci chiede – in un colloquio che diventa un’interrogazione intima con il pubblico, fin troppo coinvolgente - in maniera disarmante Mohamed, detto Momo, musulmano e abbandonato dalla madre prostituta nell'appartamento-orfanatrofio di Madame Rosa, anche lei ex ragazza di vita, ebrea polacca ormai dedita ai figli delle madri che vivono di notte. Lo spettacolo è un’apologia della narrazione perché l’importante nella vita è avere una storia da raccontare – e qualcuno da amare che sappia ascoltare – pur nella storia strampalata di una casa famiglia improvvisata a Belleville. E’ anche il racconto di un insolito gruppo multietnico, involontario, storia di amicizia e solidarietà. Bravo l’interprete, assolutamente credibile. Fin dalle prime battute ho pensato: “assomiglia ai miei amici tunisini, quando parlano italiano”.


LA VITA DAVANTI

da Emile Ajar

di e con Tony Allotta

Un'indagine sull'amore ai tempi della crisi attraverso la strana storia di un'anziana prostituta ebrea scampata ai campi di concentramento di Auschwitz, Madame Rosa, che nella Belleville multietnica degli Anni ‘80 si occupa dei figli delle prostitute in un piccolo appartamento al sesto piano, pieno di cacca, di giocattoli inventati, di mocciosi che rubano per ottenere attenzioni. Una storia tenera pur se un po’ strampalata che il pubblico vive in modo ravvicinato dal racconto di Mohamed, un arabo cresciuto in quelle due stanze che ricorda la sua mamma adottiva, che è molto più di una semplice mamma adottiva. 

La recensione integrale su Saltinaria.it






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