lunedì 16 giugno 2014

Pasolini Roma - Palazzo delle Esposizioni (Roma)

Domenica, 15 Giugno 2014 Ilaria Guidantoni

15 aprile – 20 luglio 2014

Cinema
Arte 
Fotografia
Letteratura
Poesia
Critica

Più che un omaggio all’intellettuale controverso, amato, odiato e sospettato sia da destra che da sinistra. La mostra restituisce a 360 gradi l’uomo e la sua complessità, la sua sofferenza con l’inattualità di allora che lo rende oggi attuale. Un visionario maledetto dei mali della società, di grande sensibilità che pagò in prima persona il coraggio della trasgressione. Un allestimento tridimensionale che usa i video non in modo decorativo e racconta 25 anni di Roma.

E’ una mostra ad un tempo dedicata ad un uomo e ad una città, che restituisce una dimensione corale forte come quella del protagonista, proprio come la tragedia greca che tanto amava. L’esposizione è concepita come un viaggio a tappe dell’intellettuale, divisa in sezioni, a partire dal 1950 quando Pier Paolo arrivò con la mamma Susanna a Roma da Casarsa in Friuli, salendo su un treno e portando solo una sacchetto di gioie che si rivelarono false. Fu un gesto estremo: partirono lasciando il padre accanto alla stufa nel suo lungo pastrano, quell’uomo dalle arrabbiature irose e con problemi di equilibrio mentale. La conclusione coincide con il 5 novembre del 1975, la data in cui fu ucciso ad Ostia.

L’approdo fu al Ghetto e poi in una abitazione popolare vicino a Rebibbia, dove le case – alcune senza tetto né intonaco come quella del poeta – erano costruite dagli stessi operai. Pierpalo non si ferma e gira diversi quartieri approdando anche alla bella via Fonteiana, vicino a via Giacomo Carini, a Monteverde vecchio o nel borghese quartiere dell’EUR. Sono le tappe di un viaggio, appunto, che lo portarono dalla povertà, al desiderio di ricchezza, per avere la bellezza intorno a sé, le opere d’arte ad esempio, senza mai diventare un borghese. Le foto, i video, gli articoli di giornali e i video di allora, come di alcune interviste, foto di scena e pezzi di film restituiscono il mondo romano e una parte dell’Italia di allora che Pasolini costrinse a parlare di sesso con il suo viaggio a bordo della Millecento (in mostra anch’essa), attraversando lo stivale dalle campagne, ai paesi fino alle città. In qualche modo diventa l’analista collettivo di un percorso che aveva attraversato personalmente prendendo coscienza – non senza dolore – della propria omosessualità con un percorso che lo porterà dall’amore ingenuo fino alla trasgressione. Con grande ironia scrisse che alla fine si liberò dalle gabbie sociali e dalla morale costituita “salvando capre e cavoli, l’eros e l’onestà”.

L'articolo integrale su Saltinaria.it

Nessun commento:

Posta un commento